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La Rivista Intelligente

Alberta Nobbs è una drag king per obbligo e disperazione. Siamo alla fine dell’800 in un’ Irlanda bigotta e cattolica, dove i ricchi sono molto ricchi e i poveri molto poveri. Il travestimento per tutta la vita nelle sembianze di un maggiordomo  diventa la salvezza,  senza possibilità di ritorno. Bruttina, magrina, irreprensibile, Alberta ha imparato a contenere le emozioni esattamente come il suo seno.  Finché pensa di essere la sola al mondo in tal guisa, tutto fila monotono come le ore di un cucù svizzero. Le colazioni con la  servitù, dove lei spicca per la mancanza di confidenza e intimità con gli altri, condita però da una gentilezza e da un’attenzione nelle quali può riversare la sua dignità di stare al mondo. Ma quando incontra una come lei, una drag imbianchino, sposata con un’altra donna, tramite sotterfugio di travestimento, Alberta sente drammaticamente esplodere il suo desiderio d’amore. È ingenua Nobbs, scambia il ruolo maschile per ciò che era ai tempi, è protettiva, generosa verso una bella e giovane cameriera. Prova a offrirle un futuro che non sia emigrazione. Alberta, però, si è già tarpata le ali, non può volare, solo camminare impettita al servizio degli altri. Il viso impenetrabile di Glenn Close mostra l’abitudine, la ritualità che protegge, la maschera che usa nel mondo(d’altra parte l’aveva già interpretato a teatro e ha co-prodotto il film) . La regia di Rodrigo Garcia (quando smetteremo di fare riferimento al suo famoso padre?) ha la stessa sospensione di tutti i suoi altri film. Manca sempre qualcosa perché lui riesca a produrre un capolavoro. Certo è che Albert Nobbs ha molti meriti. Senza ideologia alcuna riesce a darci un’epoca storica, ci mette di fronte alla subalternità femminile e alla violenza maschile, e tocca il tema dell’identità e del genere, che sarebbe esplosa, di lì a poco, nei salotti parigini delle coppie lesbiche molto ruolizzate. Ma il tema dell’identità oggi è fondamentale, qui la lezione del film si fa tremendamente attuale, perchè la libertà senza schemi dell’oggi, così apparentemente sovrana, scricchiola nella sua superficialità. La libertà per Alberta, lo sappiamo, sarebbe stata altra cosa, più profonda e vitale.

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