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La Rivista Intelligente

Un paesino che si arrampica sulle pendici dell’Aspromonte. Un panorama miserabile di case sgangherate, tetti non finiti, chiese sventrate e sconsacrate, persiane sbarrate. È tra Africo, nella Calabria profonda e omertosa e Milano, che si svolge la vicenda di tre fratelli, figli di un pastore ucciso anni prima in un regolamento di conti mafioso. Il più vecchio, Luciano, bada alle capre nel suo podere mentre i più giovani pensano agli “affari”: redditizi traffici di droga con l’Olanda e il Sudamerica, pacchetti di cocaina spediti da nord a sud, sui camion, nelle cassette della frutta. Leo, giovane figlio di Luciano riapre, con un gesto inconsulto, la vecchia faida tra “famiglie” locali che sembrava sopita.
Anime nere di Francesco Munzi (Italia 2014) è un film feroce e bellissimo sulla ‘ndrangheta che, insieme a mafia e camorra, continua a essere padrona del territorio e delle sue anime, la più grande e autorevole imprenditoria criminale dell’intero Paese. Che cambia solo i panni, adattandoli alla modernità e al consumismo, ma che resta sempre la stessa nei suoi riti barbari e crudeli. Il sangue dei capretti sgozzati, i divani finto-rococò dove siedono i padrini, le prefiche che piangono i morti, il familismo tribale, il bacio tra uomini che suggella patti scellerati, il disprezzo verso le istituzioni e l’ordine costituito: un accrocco di umori bestiali, dove le bestie chiuse nei recinti hanno più umanità di chi le custodisce.
Il film, che prende spunto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, contiene tutti gli elementi della tragedia greca, dal prologo all’esodo finale, in cui ai personaggi non viene fornita alcuna via di scampo. Recitato in modo superbo, con attori professionisti mescolati a gente del posto, Anime nere racconta il sud che non riesce a riscattarsi dal proprio passato, in cui a volte la generazione dei figli riesce a essere peggiore di quella dei padri. La fotografia, stupenda, che insiste sui ruderi del paesaggio, sulle rughe dei vecchi, sugli armenti in pascolo, insieme alla musica sfrenata della tamurriata, aggiungono al film tasselli di pregio. Da vedere, con gli occhi e con il cuore. Imperdibile.

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