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La Rivista Intelligente

La narrativa di Anna Giurickovic Dato

Piccola storia di una crescita improvvisa (la mia)
Mi sono truccata in autobus, catturando ben bene l'attenzione dei tre bambini. Poi, quando ho visto che pendevano dalla mie labbra - aspettavano solo la prossima passata di mascara, forse per prendermi in giro perché lo avevo messo male - ho tirato fuori il mio Kafka e mi sono messa a leggere. Il più piccolo tra loro si è schiarito la voce e in silenzio, con una serie di segni con le mani rafforzati da un ben scandito labiale, ha chiesto alle sorelle: C-O-S-A È P-R-O-C-E-S-S-O? La più gran LEGGI
I miei giorni felici
Oggi mi sono chiesta se felicità e brevità vadano necessariamente di pari passo, così mi sono venuti in mente i miei giorni felici. Settembre di non tanto tempo fa, la mattina io e lui ci svegliavamo all'alba cotti dal sole. Ci trascinavamo fuori dalla tenda in uno stato ancora incosciente e continuavamo a dormire con i piedi nell'acqua. La gente già lavorava, le spiagge erano quasi deserte e noi eravamo ormai da due mesi in vacanza. Il pomeriggio neanche a parlarne di fare un bagno perch LEGGI
Con allegria
      Oggi ho visto un uccellino minuscolo, appena nato e senza neanche una piuma. Era sul marciapiede, morto, così piccolo che per poco i passanti non lo schiacciavano. Sarà caduto da un nido lassù, non so bene da dove perché lassù ci sono solo cieli e non ci sono alberi. Appena l'ho visto ho sorriso e mi si è stretto il cuore. Hai sorriso? Chiederebbe qualcuno. Ho sorriso perché quella morte mi ha ricordato il mio primo gesto di amore. Ero molto piccola anch'i LEGGI
Io non ti voglio
  Spostati, non mi toccare, io non ti voglio. Sto così bene dentro la mia pelle dura, che prova poco e niente e solo il giusto. Ti piaccio perché sono bella, con queste cosce lunghe che mi coltivo. Mi vuoi perché non ti guardo, perché non ci sono quando mi cerchi. Ti arrabbi quando dici che mi muovo come un uccello. Perché io non sorrido, ti fisso torva e ti offendo. Insisti ancora, mi prendi le mani e te le porti al viso, ma ho le dita come legni, un po’ ti graffio e un po’ mi LEGGI
Il salone del libro, Torino
  Come è bello qui il metrò. L’altoparlante dà l’andantino della Fantasia in do minore di Mozart, e io mi sento una piccola Zazie. Il treno è automatico e viaggia veloce. Non c’è un tranviere e, con le mani appoggiate sul vetro, ho la sensazione che ci schianteremo da un momento all’altro. Scendo a Lingotto e all’ingresso non c’è fila. La struttura è enorme, sul tetto c’era la pista di collaudo delle autovetture Fiat. Il padiglione 1 è l’angolo degli editori indi LEGGI
Sulla riva del fiume Sava, Belgrado
Mio nonno è cresciuto nel quartiere di Zemun, a Belgrado. Ai tempi nelle case non c’era l’acqua, sua madre andava in strada con i secchi per attingere dalle fontanelle che allora coloravano i marciapiedi come fiori. Sembravano dei mulinelli e il nonno dedicò a ciascuna un acquarello. Aveva gli occhi grigi e le orecchie piccole di chi nella vita ha scelto di non ascoltare. Faceva l’aviatore, pensava veloce e parlava piano. Amava passeggiare per il lungofiume e fermarsi là dove il Sava i LEGGI

Campobasso, la città giardino

scritto da Anna Giurickovic Dato

Campobasso, la città giardino
Papà lavorava a Campobasso, i miei genitori ancora si volevano bene, così io e mamma qualche volta lo accompagnavamo. Lì le strade avevano nomi di fiaba: Vico Tre Dita, Via Porta Fredda. D’inverno la neve ricopriva ogni angolo, mi fermavo nella piazzetta dell’Olmo, di fronte alle scale di pietra, e guardavo l’albero vestito di bianco. Le frange, come barba, gli davano l’aria d’un vecchio. Restavo ad ascoltarlo e non m’importava che non dicesse niente. Avevo un amico, Nicola, che LEGGI
Acitrezza d’inverno
Questo mio mare, d’inverno, si tinge di nero e inghiotte. Trizza rimane in silenzio, sotto lo sguardo solido dei faraglioni. Di notte partono i pescatori per il largo. I più piccoli trainano la lenza con la barca a motore; è pieno di aguglie argentate che nuotano sul filo dell’acqua. Gaetano partirà con i grandi. Guarda verso la madre che è in piedi sul molo. «Copriti ca fa friddu» urla lei nel vento, sfregandosi le braccia con le mani. Sullo scoglio, tra i ricami di guano, vigila la LEGGI

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