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La Rivista Intelligente

La narrativa di Gabriella di Bartolomeo

Storia di una rapa nera
Non ero una cima di rapa, ma avevo il mio fascino. E a lei dava fastidio, voleva essere lei la primarapa. Ero innamorata della vita, dell’amore, aspettavo il mio principe lesso. Sarei stata perfetta per lui. Ma lei no, non voleva. Verde d’invidia, con le cime fiorite d'arroganza, con quel sapore orrendo se non era gennaio, sola, senza un’acciuga che l’amasse o la volesse, mi relegò in fondo all’orto, dietro lo steccato più alto. Di notte il desiderio mi bruciava, volevo il mio les LEGGI

Il quindi che ammazza

scritto da Gabriella De Bartolomeo

Il quindi che ammazza
  «E quindi uscimmo a riveder le stelle.» (Dante) «Diede una rassettata alle coperte spiegazzate. Quindi uscì sulla terrazza.» (Moravia) «Cominciò a fare le più smisurate cortesie... a chi andava o veniva per quindi.» (Boccaccio) «Quindi giù nel fosso vidi gente attuffata.» (Dante) Il Quindi è molteplice: avverbio, congiunzione, deduttivo, temporale, locativo, dantesco, a volte romantico e a volte omicida, anzi, amoricida. - Ti amo! - Quindi?   LEGGI

Dove vanno le formiche la sera

scritto da Gabriella De Bartolomeo

Dove vanno le formiche la sera
Una delle poche certezze della vita: le formiche. Puntuali, al primo scirocco primaverile, le trovo in fila, tra la mattonella e il battiscopa, sotto il tavolo, qualcuna nella credenza, a volte nel bagno. Mi alzo, le trovo sul lavello. Torno la sera e non ci sono più. Chissà dove vanno, se dormono, chiudono gli occhi e fanno ahhhhhhhh. Ho comprato un insetticida che così recita: mettere la trappola vicino all’entrata/uscita delle formiche, loro entreranno, prenderanno la sostanza tossica LEGGI

Il segno di Porro

scritto da Gabriella De Bartolomeo

Il segno di Porro
Le avventure di Porro si svolgono nel caldo californiano della mia cucina, alle ore dodici di un giorno qualsiasi, e hanno come protagonista il nobile ortaggio, che si spoglia del verde delle sue foglie, indossa una maschera d'olio e, con grande maestria e delicatezza, vince su tutti e dona ricchezza e consistenza ai piatti. I suoi nemici sono i palati della guarnigione McDonald's, comandati dal sergente Big McGarcia. Fedele servitore di Porro è l’uovo Bernardo, che per lui si fa in otto, LEGGI

Sei mia!

scritto da Gabriella De Bartolomeo

Sei mia!
  In principio ti piace. Lui dice: «Sei solo mia» E a te partono cuore, stomaco e cervello. Tutti sul binario che porta alla passione. Te lo dice al telefono, con la voce soffocata dal desiderio, in macchina, con la mano tra le tue gambe, al bar, mentre ti cede il passo stringendoti la vita. Un mese? Forse tre? Facciamo sei. E il Sei mia si trasforma in: «Chi cazzo è quello che ti guarda?»(Ma che ne so, non era amico tuo?) «Se la smettessi di ridere sempre, forse attireresti m LEGGI

La sindrome di Otello

scritto da Gabriella De Bartolomeo

La sindrome di Otello
  In principio non lo sono. Sorrido, scherzo, converso amabile con tutti. Tu il comico e io la spalla. Sono rilassata. Ma è un attimo: lei ti guarda, parla solo con te, mi esclude, e il mio sorriso diventa una paresi, i denti spariscono, la bocca una mezza luna all'insù, comincio a respirare forte solo con il naso, come un toro, pronta alla carica. Smetto di guardarti, ti ignoro. Ecco, lei mi fa delle domande, rispondo con dieci secondi di ritardo: «Dicevi cara?» e solo con avve LEGGI

Kalmasutra… ma anche no!

scritto da Gabriella De Bartolomeo

Kalmasutra… ma anche no!
Ammettere di essere in menopausa è come strapparsi la maschera: sarebbe più facile dichiarare che non ti depili da un mese, piuttosto che ammettere di aver oltrepassato la sottile linea rossa, o meglio, di aver perso la sottile linea rossa. Una donna, prima che confessi di essere in menopausa, deve fare un lungo percorso interiore, poi esteriore, poi deve andare e tornare da Lourdes cento volte e poi forse, ma forse, lo confessa. Al supermercato superi con alterigia il reparto assorbenti, c LEGGI

Mia madre

scritto da Gabriella De Bartolomeo

Mia madre
  Mia madre ha sempre pianto. Mia madre era bellissima, altissima, intelligentissima, e mio nonno non voleva che andasse a scuola, perché le femmine devono stare in casa, specialmente mia madre. Mia madre era invidiata da tutte e aveva le mani d'oro. Le regalarono una stoffa per tende, arabescata, e si fece un abito che sembrava una fotomodella. Aveva due fratelli più grandi che si passavano i vestiti e i cappotti; lei si doveva arrangiare. Una volta rivoltò il cappotto dello zio LEGGI

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