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La Rivista Intelligente

La narrativa di Gea Polonio

Il Natale inventato
Io il natale me lo sono inventato. L’ho sognato per anni, dickensiano, caldo, rosso e oro, odore di abete e vin brulé, il tacchino ripieno con salsa di mele, trionfi di dolci e agrumi, canti e allegria e bambini che ridono e animali che saltano nelle carte colorate. L’ho sognato quando ogni natale era per me vecchie zie sconosciute con la barba puntuta che regalavano camicie da notte e sufficienza, mia madre nervosa e spaventata, mio padre furente e depresso, io che cercavo di capire e s LEGGI
Vaffanbrodo parte terza
Qui da me il bollito misto tradizionale si chiama “caldaia”, ed è di maiale: carré affumicato, “porcina” (coppa o spalla del maiale, quella da cui si ottiene l’ossocollo), pancetta, testina, cotenna, zampetti, orecchie, costicine, wurstel (qui chiamati “Vienna”) e salsicce di Cragno (roba carsica, leggermente affumicata), cotechino, zampone. Il tutto viene servito con crauti, senape, una grattata di cren (rafano per il resto del mondo, una radice pizzicosissima ottima per liberar LEGGI
Vaffanbrodo parte seconda
Alla fine della puntata precedente siamo rimasti con in mano un ottimo consommé e della carne lessa (ché chiamarlo bollito è un insulto). Ora ci chediamo leninianamente: che fare? Della carne, soprattutto, ché di buttarla via non se ne parla nemmeno, e mangiarla così è una penitenza. E allora noi, che scemi non siamo, la ricicliamo, tritandola per benino con un po’ di prosciutto grasso, aggiungendoci un terzo in peso di ottimo macinato, un uovo o due a seconda, uno spicchio d’aglio e LEGGI
Vaffanbrodo parte prima
Vaffanbrodo, dice. Fosse facile. È leggenda quella che sostiene che chiunque lo sappia fare, e sono pochissimi i libri di ricette che lo spiegano. Lo si tramanda da genitore a figlio, o in mancanza si improvvisa. E invece no, gente. Ci vuole stile anche per un accidente di brodo. Perché per prima cosa si deve decidere se è un buon bollito quello che si vuole, o si punta tutto su quel meraviglioso liquido ambrato che nelle notti d’inverno è di conforto come un plaid, un gatto e un camin LEGGI
And I feel fine
  Intelligente? Geniale, deve essere la cucina della fine del mese. Quando ti ritrovi con niente in casa se non quattro cipolle e sei patate, e nel tempo hai già raschiato il fondo del barile con tutte le varianti di zuppa possibili (soupe aux oignons, crema di patate, minestra di patate e cipolle e via incrociando) e i figli guardano con orrore i cucchiai sulla tovaglia. E allora si ricorre ai quaderni delle nonne, le quali in quanto a “make do” ci sapevano fare. E si trovano perle LEGGI
C’è norma e Norma
Se dico norma che vi viene in mente? Una regola, un’imposizione, uno standard? La dittatura della maggioranza sulla varietà? A me per esempio, che evidentemente a quanto sopra sono refrattaria al punto di rimuovere il concetto stesso, fa comparire all’istante un ricordo olfattivo e sonoro: la Callas a tutto volume in un giorno d’estate, io che ci canticchio dietro, profumo di melanzane e pomodori freschi. Salsa che sobbolle, le melanzane a fettine sottili spurgate e asciugate che frigg LEGGI
Genti di mare Adriatico
In tempi lontani, nei luoghi di mare, i pescatori tornavano all’alba stanchi col loro carico notturno. Al molo li attendevano i compratori, a casa le donne; donne pazienti abituate ad aspettare e non aspettarsi nulla, che mettevano a bollire le patate per il pranzo. Tempi grami, quelli. Si mangiava quel che c’era. Patate, appunto. E cipolla, e olio, e un po’ di sedano e carota per soffriggerle, dopo lessate, in una padella grande. Patate in tecia, si chiamavano. Le stesse che sui monti app LEGGI
11 luglio 1982
  Vivevo sola con una gatta nera da guardia, in un buco che da privilegiata ero riuscita ad avere a equo canone, e solo perché il proprietario era mio padre. Il quale padre giustamente però si aspettava il puntuale pagamento al cinque del mese: non ne ho mai saltato uno, neanche quando, era febbraio, me ne andai dal lavoro alimentare all’ennesima pesante molestia (all’epoca ero piuttosto carina, ma non lo sapevo) e iniziai a vivere insegnando inglese e facendo traduzioni. Le tradu LEGGI

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