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La Rivista Intelligente

La narrativa di Paolo Messina

Ungheria, profughi in fuga
  Sono disperati, alle spalle li premono guerra e ingiustizie disumane. In Turchia qualcuno li soccorre, e loro sperano di oltrepassare la frontiera ungherese in ogni modo, anche con le carte false, purché la polizia non se ne accorga: chi non ha i documenti in regola viene subito arrestato. Sono migliaia, fuggono quando possono fuggire, la speranza la rincorrono al di là dell'orizzonte. Il governo magiaro traccheggia tra alleanze, polizia armata: si tratta di scegliere tra la sicurezz LEGGI
Eterni migranti cambiano il mondo
È cominciato tutto con una fuga. Eva e Adamo scappano, un individuo in armi dietro di loro, pare agisse per motivi sacri. Enea fugge da Ilio, distrutta da una guerra, il padre Anchise sulle spalle che non ce la farà. Incontra Didone, e va a fondare Roma. Navi partono dalla Grecia, portano con loro vite e cipressi, per celebrare vita e morte. Ci lasceranno Paestum, Siracusa e ci daranno una mano per Bolgheri. Giuseppe e Maria scappano verso l'Egitto, per ora sono gli unici ad andare verso sud, LEGGI
Questa famiglia è una famiglia
Ci conoscemmo da giovani, per caso. Mi innamorai subito di lei. Sentivo ovunque il suo profumo, la sua voce. Ne amavo il suono, e quello che diceva mi emozionava. Era una ragazza bellissima. Aveva molti uomini attorno, non mi illudevo che potesse accorgersi di me. Semplicemente impossibile. Fu lei a dichiararsi, con le parole più semplici del mondo: «Anche io ti amo». Aveva capito. Fu il giorno più felice della mia vita, ed è durato trentasette anni. Non è stato facile. La sua famiglia avr LEGGI
Srebrenica. Luglio 1995
«È successo a luglio, era il 1995. Gli anni passati sono troppo pochi per ricordare. Srebrenica, qui significa Argentaria. Anche il nome è troppo vicino per ricordare. Eravamo andati là per sopravvivere, ci dissero che i caschi blu ci avrebbero protetto. Invece sono stati a guardare quanto tempo ci mette una città a morire. Quando è arrivato il dio del terrore, perché il generale che comandava i nostri carnefici si sentiva Dio, li abbiamo visti brindare e banchettare con loro. Il problem LEGGI
Non incolpate il mare
  Non incolpate il mare, sono mille e mille milioni di anni che non sa più piangere. Non toccatene le onde, non sanno portare carezze. Non baciatene il sale, non sa restituire la vita. Non cercate di capirne la voce, parla lingue che non sono umane. E se sopra quell’acqua così immensa, genitrice e beffarda, vedete volare un uccello di mare che torna, lasciatelo piangere, anche se non sa dirvi cos’è che ha visto. LEGGI
10 giugno 1940, quando Mussolini dichiarò guerra
Mia madre non aspettava l'autobus, come quella di De Gregori. Sentiva la radio. Nonno si mise a piangere. «Andate alla spiaggia» disse, senza guardarli. «Passa il Rex». Lei e i suoi due fratelli corsero fino in fondo al vicolo. Non pareva vera quella libertà inattesa. Si avvicinò un signore elegante, vide quei tre bambini giocare e fare il chiasso, come si diceva allora nelle famiglie bene. «Perché siete qui?» chiese loro. «Aspettiamo il Rex!». Il signore si fece serio. « LEGGI
Sarajevo mon amour
Non c'è più neve a Sarajevo, ma fa ancora freddo. Anche là gli uccelli sono tornati a cantare. Sarajevo e la sua biblioteca andata in fumo con due milioni di libri: Aida, la bibliotecaria, non tornerà più indietro per salvarli. Anni di assedio, una guerra in cui quelli che tu credevi fossero amici o buoni vicini hanno sparato anche sui più teneri dei tuoi figli; cecchini appostati sui tetti di case abbandonate, o cannoni da postazioni sicure.   Ha ricostruito ponti, Saraje LEGGI
Il massacro della Cap Arcona
Era uno dei più bei piroscafi dell'epoca, roba di lusso. Poi scoppiò la guerra, servì per trasporto profughi e da nave ospedale. Ma di vernice bianca ce n'era poca, e così solo i fumaioli divennero le insegne di non belligeranza. Poco visibili dal cielo. Alla fine dell'aprile 1945 l'esercito tedesco era in rotta. Le SS requisirono la nave. Belve ferite a morte ancora capaci di azzannare, ammassarono nella baia di Lubecca migliaia di detenuti portati via dai campi di sterminio. Venivano da Ne LEGGI

Biografia

Paolo Messina

Nasce nel 1960 a Porto d’Ischia in una sera d’aprile. Nel ‘66 la famiglia si trasferisce a Roma. Studia fino alla maturità scientifica, in uno dei più turbolenti licei della capitale negli anni compresi tra il golpe in Cile e il rapimento Moro. Qua conosce la sua compagna di banco e di avventura, Laura. Nel 1980 già lavorano entrambi, ma si accorgono che c’è solo un’estate a vent'anni, perciò comprano una moto, si licenziano e partono in un viaggio che finisce quando finiscono i soldi, tenuti nascosti in un rotolo di carta igienica. Nel 1981 grazie a un concorso fatto ai tempi del liceo Paolo ottiene un impiego presso una grande azienda di servizi a capitale statale. Comprano una piccola casa a Roma, zona Magliana, quella della banda, contando di poter tornare a Ischia appena possibile ma non è possibile. Nel 1991 mantiene la promessa di trasferirsi al mare e va in Maremma. Qui, quando non sopporta più di essere un triste impiegato in un triste ufficio di una triste azienda si licenzia. Ora è titolare di una piccola ma prestigiosa azienda nel settore enogastronomico di qualità tipica e biologica. Da quasi quarant’anni non è sposato con Laura. Paolo Messina ha scritto due raccolte di racconti, stampate in proprio da PC in poche decine di copie, e la raccolta “Interferenze Indiscrete”, tramite il sito “Il miolibro” de La Feltrinelli. ha pubblicato nel 2007 per Il Filo editore la raccolta di poesie “Baci di Arcobaleni Sbiechi”. Del 2011 pubblica su La Rivista Intelligente, di cui dal 2012 è collaboratore stabile.”

paolomessina@lri.it

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  Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Roma, n.134 del 27 maggio 2013.


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