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La narrativa di Salvatore Ronga

Lo scialo
S’era sbarcato a New York. Di nascosto. Come facevano tanti. Lei neanche lo sapeva che il marito era sceso dal mercantile dove prestava servizio. Fatto sta che quelli della Compagnia a bordo non lo avevano visto più. “Per fare fortuna” le scrisse lui dopo mesi. Fosse stata un’alzata di testa, non c’era modo d’appurarlo. Lei non lo dava a vedere di esserci rimasta male. Come se quella decisione fosse stata presa di comune accordo. Ogni volta che compariva il postino, era la prima LEGGI
Matilde tre notti e il servizio in camera
Matilde era padrona di mezza Italia e brigava con il Papa per difendere i suoi possedimenti. Dalla torre del castello spiava l'imperatore, vestito del solo saio e a piedi nudi, che faceva penitenza. Tre notti, tanta neve, e Sua Santità che gongolava, giocando con le scomuniche. A quarant'anni Matilde decise di risposarsi. Guelfo V era poco più di un ragazzo, di sana e robusta costituzione teutonica. Era una pedina nello scacchiere di alleanze costruite ad arte per mettere nell'angolo l'impera LEGGI
La breve vita delle farfalle
Ho visitato una mostra di farfalle. Tutte bellissime, le ali avevano colori stupefacenti e disegni di perfezione geometrica. Per ogni meraviglia c'era una spiegazione: il cerchio finge di essere un occhio per ingannare il predatore, così come il profilo allungato dell''estremità inferiore dell'ala può trarre in inganno quando la farfalla è a riposo perché somiglia a un'antenna e fa sì che l'insetto sembri sempre vigile e pronto a difendersi. La superficie setosa e cangiante diventa un bag LEGGI
lasciarsi andare
il sale su per le narici fino al cervello, gli occhi strizzati, la curva dell'acqua indugia lenta e gioca con il mento, con la fronte, le ciocche si scompongono a ventaglio e nervi gelidi pizzicano il cuoio, le braccia piegate e il palmo delle mani fuori, così a lungo che la punta delle dita è asciutta, anche la buccia delle ginocchia; il piacere è conflitto, è misura del contrasto, e ti da la vertigine delle tante cose che ancora devi scoprire, perché sei solo un bambino; lentamente l'a LEGGI
Cent’anni di isolitudine
C'erano giorni in cui mi raccontavo di essere triste e non lo ero: potevo impormi il lusso dell'indifferenza allo splendore delle belle giornate, i bagni non erano più un'avventura, ma un'abitudine. Così ritornavo al guscio secco e fragile di cartilagine che è il tempo quando filtra la luce, quando asciuga il riverbero dei suoni e delle voci, il tempo di una controra infinita. Ritornavo al piacere della noia e mi ascoltavo crescere. Sorvegliavo la metamorfosi del corpo, l'arcipelago di iso LEGGI
Del tramonto
Lungo la strada di fronte casa passano due ragazzi, lui indossa una camicia bianca in contrasto con i capelli nerissimi e corti, lei un vestito a fiori. Si tengono per mano con la disinvolta e stanca naturalezza di un gesto compiuto già tante volte. Scendono con la medesima andatura. Poi lui salta sul muretto e continua a camminare tenendosi in bilico, lei gli allunga il braccio, per nulla sorpresa, e continuano così come una madre che assecondi il capriccio di un figlio. Il muretto s'interr LEGGI
La fotografia
Ci sono io che ti guardo. Anche se gli occhiali sono inchiodati al naso e mascherano il piacere di averti obbligato a stare in posa per il breve intervallo dello scatto, una ruga m'indugia al centro della fronte, verticale e profetica, giacché so che scavalcherai il muretto fresco di calce dove sediamo, ti spoglierai della camicia a quadri e raggiungerai il mare. Ti vedrò sparire dietro a un «vieni!» urlato in coda a un «che vogliamo fare?», e sorriderò di questa retorica dell'impazienz LEGGI
Tranquilla giornata a Ostia
E niente, noi stavamo a farci il bagno e a prenderci un po' di fresco quando si sono presentati questi legionari in pettorina e ci hanno liberato. Faceva troppo caldo per esultare e in giro non si trovavano scudi su cui battere le spade in segno di acclamazione. E allora ho capovolto il secchiello con cui stava giocando mio figlio, il piccoletto, e ho provato a batterci sopra con la paletta, ma il piccoletto si è ingrugnito con italico piglio e mi ha fatto - Papà, quella è roba mia, mo' te g LEGGI

Biografia

Salvatore Ronga

Nacque a bordo di un’isola nel golfo di Napoli, Ischia. Sbarcò raramente, così da poter attribuire al rollio ogni tormento esistenziale. Sperimentò varie forme di gastrite. Perse i capelli, ma non perse tempo a raccoglierli. Amò più di quanto i suoi amici sospettassero e odiò molto meno di quanto i suoi nemici avessero creduto. Venne alla luce il 13 luglio 1969 e da allora non fa che scrivere e riscrivere il suo epitaffio.

sronga@lri.it

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  Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Roma, n.134 del 27 maggio 2013.


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