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Barriere
Denzel Washington e Viola Davis
Un cortile modesto con una sedia in un angolo e i gradini che portano dentro casa. La strada vicina con in fondo gli alberi e un pezzo di cielo che cambia colore a seconda del tempo e dell’ora. Pittsburgh, anni ’50, un quartiere abitato solo da neri.
Troy, che fa il netturbino, tutti i venerdì sera torna dal lavoro con la paga settimanale, un sacco di patate in spalle e una pinta di gin che divide con l’amico di sempre. Il cortile, dove l’aspetta la moglie Rose, è il suo palcoscenico. Dove, con tono ispirato, lancia le sue invettive contro il mondo dei bianchi, contro il destino cinico e baro che ha stoppato le sue speranze di diventare una stella del baseball, contro i due figli che hanno deluso le sue aspettative. La recitazione è teatrale, shakespeariana, al punto che per un attimo dimentichi di essere al cinema e ti pare che Denzel Washington sia in carne e ossa sul palcoscenico.
Alla terza esperienza dietro la macchina da presa, l’attore afroamericano dirige un film che racconta le difficoltà della sua gente negli anni in cui il colore della pelle era un limite invalicabile all’emancipazione sociale. Mille volte di più di quanto non avvenga oggi.
Prendendo spunto dalla pièce di Auguste Wilson “Fences”, che nel 1983 vinse il Pulitzer per la drammaturgia, Washington – gonfio e imbolsito forse per ragioni sceniche – mette a fuoco il dramma di Troy, un uomo che riesce a demolire ciò che aveva faticosamente costruito e ad alienarsi affetti e amicizie. Lo steccato, a cui da anni lavora, da innalzare tutt’intorno alla casa, è la barriera che ha messo tra sé e gli altri, tra sé e i demoni interiori che lo divorano.

Tra metafore sul baseball e canzoni tratte dal repertorio blues, “Barriere” si dipana con ritmo lento e dialoghi serrati. La moglie Rose, l’unica su cui Troy potrà contare sino in fondo, è impersonata dalla bravissima Viola Davis, premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Un film che, insieme al vincente “Moonlight“, rimette al centro del santuario dorato di Hollywood la questione nera e i diritti delle minoranze. Che, nell’era di Donald Trump, non è cosa di poco conto.

Barriere (USA 2016) di e con Denzel Washington

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