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La Rivista Intelligente

Gli articoli sull’evolversi della Brexit hanno tutti una caratteristica comune: vanno scritti velocemente. Altrimenti, arrivati alla fine le cose che si sono scritte possono esser già vecchie. Il più delle volte le cose che apparivano una certezza improvvisamente hanno preso una strada diversa e bisogna ricominciare da capo. Manca poco più di una settimana alla scadenza del 29 marzo e dopo due anni dalla decisione di uscire dalla UE,  il Parlamento ed il Governo del Regno Unito paiono navigare a vista.

Il problema principale sta nel fatto che sulle scelte relative alla Brexit incidono lotte tra i partiti, e  schermaglie interne agli stessi. Tutto il mondo è paese  e prevalgono anche nel Regno Unito gli interessi elettorali. Da una parte il partito laburista, guidato da Jeremy Corbyn vede, dopo 13 anni e confortato dai sondaggi,la possibilità di tornare al governo ed è questo il suo obiettivo principale anche nelle scelte e nei voti relativi alla Brexit. Dall’altra non mancano i conflitti interni del partito conservatore sulla leadership di Theresa May.

Ripercorrere quanto successo dal momento in cui, inaspettatamente, il 23 giugno 2016,  la maggioranza dei votanti il Referendum decideva per l’uscita sarà oggetto di studio per decenni ed è impossibile da sintetizzare, ma la chiave di tutto molto probabilmente sta nel fatto che il Regno Unito all’inizio ha pensato di trovare una UE disponibile ad accettare le sue richieste. Invece si sono trovati una Unione Europea che non  ha ceduto e soprattutto ha difeso quello che  è stato in definitiva l’ostacolo per il quale non si è trovata la soluzione, ossia il confine tra Irlanda e Nord Irlanda. Infatti per tutti i trattati di pace dal momento della divisione dell’Irlanda il passaggio tra i due paesi deve essere libero. Su questo l’Unione Europea è stata irremovibile portando alla fine alla situazione attuale.
Ora passati attraverso momenti in cui le alternative erano la ridiscussione del’accordo di uscita o la cosiddetta Hard Brexit, ossia l’uscita senza accordo, l’unica opzione che pare sul tavolo appare il rinvio della scadenza.

C’è un’altra data  che a questo punto diventa importante (Vedi aggiornamento sotto) ed è il 22 maggio., il primo giorno delle elezioni europee. Sino a ieri nessuno ne parlava, anzi la richiesta del governo del Regno Unito era di un posticipo della scadenza di 3 mesi, sino a fine giugno. Da oggi l’ Unione Europea pare mettere un limite che non vada oltre la data delle elezioni. Il primo problema è legato al fatto che posticipare a dopo le elezioni obbligherebbe a indirle anche nel Regno Unito. Molto probabilmente però il problema principale è politico poiché le elezioni porteranno un equilibrio diverso e sicuramente una Commissione Europea diversa. Il Parlamento che uscirà dalle elezioni sarà, stante le previsioni, spostato a destra con una grossa componente anti-europea. Viene il dubbio che il governo di Theresa May, puntando ad un posticipo post-elezioni forse puntasse a questo.

Cosa accadrà alla fine di tutto quanto? Impossibile da sapere come andra’ a finire. Tutte le soluzioni finali sono possibili, anche un secondo referendum e nessuna uscita.

Forse sono gli Eagles nel finale della canzone Hotel California, quarant’anni fa,ad aver , senza saperlo, dato la definizione che maggiormente si adatta al descrivere la Brexit: “You can check out any time you like, But you can never leave!“.  (“Tu puoi fare il check out tutte le volte che vuoi, ma non potrai mai andartene!”).

AGGIORNAMENTO
Ieri sera i paese della UE hanno deciso all’unanimità che concedono il rinvio al 22 maggio a condizione che il Regno Unito prenda una decisione entro il 12 Aprile. Come nella premessa gli articoli sulla Brexit andrebbero scritti velocemente e pubblicati subito. Non lo correggo inserisco un aggiornamento anche per, consentitemi un vezzo nel mantenere l’originale, aver parlato del 22 maggio quando tutti parlavano di giugno.

[ Fulvio Rogantin ]

 

 

 

 

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