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La Rivista Intelligente
Dell’ultimo compleanno in cui ho visto Ugo, quando era già ospite di una struttura del Comune di Milano, ho un ricordo che mi fa sorridere. Andai a trovarlo e gli portai un regalo, un libro di vecchie foto di Trieste, perché nelle nostre chiacchierate, quando ci vedevamo a cena, ogni tanto affioravano ricordi della sua infanzia e gioventù. Ricordo che aprì il pacco, diede una veloce scorsa, poggiò il libro e disse: «Grazie, anche se a mi me piasi el color». Restai male per dieci secondi e poi sorrisi, questo era Ugo, un bambino di 80 anni senza filtri. Come quella volta che all’inaugurazione di una sua mostra a Milano, alla galleria Montenapoleone un amico lo avvicinò e gli disse che un signore, Ugo lo descrive come “El sior Montblanc”, pare fosse l’amministratore, voleva parlargli per fargli fare una campagna pubblicitaria. Il racconto di Ugo prosegue: «Lo go guarda e ghe go dito al mio amico che la sua facia no me piaseva. Me son pentido el giorno dopo ma iera tardi». Ugo con me chiacchierava in triestino, solo uscendo dal ristorante ed andando verso la metropolitana, sempre ed immancabilmente, diceva in italiano: «prendiamo i mezzi, come dicono i milanesi». E ridacchiava.
Ricordo ancora il nostro primo incontro. Lo avevo cercato per parecchio, poi un giorno lo trovo al telefono di casa e mi dice di andarlo a prendere la sera dopo al Corriere. Il giorno dopo, in via Solferino, chiedo di lui e il giovane addetto consulta la rubrica e mi dice che lì non lavora alcun Ugo Guarino. Non so cosa pensare ma dopo cinque minuti per fortuna lui scende. Scoprirò poi che non avendo telefono o computer per la portineria non esisteva. Di Ugo ricordo le storie che mi raccontava, le storie del manicomio a Trieste con Basaglia, i suoi primi anni a Milano quando stava assieme ad Enzo Bettiza alla pensione Pompilia, il suo incontro con Montanelli, le sue storie americane, col suo primo viaggio assieme a Buzzati, la sua conoscenza con Andy Warhol. Di lui si ricorda la piccola vignetta che ogni giorno illustrava sul Corriere della Sera prima la Stanza di Montanelli, poi la lettera di Sergio Romano. Mi meravigliava vederlo lavorare. Leggeva la lettera da illustrare, meditava cinque minuti e poi, preso da foga artistica, in cinque minuti produceva la vignetta. Il tutto terminava aggiungendo la scritta “Cultura pagina 9”, perché per Ugo la pagina della cultura era ancora quella, anche se oramai nei giornali era già in fondo, dopo l’economia.
Ugo però non era solo vignette, era un artista geniale dalle mille sfaccettature. Di Ugo ci sarebbero da ricordare i quadri, le sculture, i murales, le scritte, famosa in tutto il mondo quella del manicomio di Trieste, “La libertà è terapeutica”, purtroppo andata cancellata per incuria e disinteresse. Per il suo compleanno però mi piace ricordarlo con un suo testo, “Il Guardiamanina Polpevole”, apparso su Linus nel 1975. Mi raccontò che ci aveva messo una settimana per scriverlo, perché “Scriver no xe come disegnar”.

Un giovane guardiamanina di vascello sorpreso in intimo collaudo con un Coglioncello delle Trippe Corazzate, è stato deferito alla Corte Marsupiale per atti osceni in luogo pubico, il che date le circostanze favorevoli e l’aggravante dello spadino, può comportante un pene severissimo. Un Coniglio di Pisciplina, immediatamente riunitosi sotto l’egida della Chincaglieria Militare, giurliccherà il grava atto di lullifricazione. Il polpevole fischia di essere condannato da 3 a 5 anni di gilera e all’introibizione perpetua dai pubici uffici nonché al diuturno decadimento dei derelitti civili con conseguente estirpamento delle spalline sul campo dell’odore di fronte alla trippa schierata sull’attenti per assistere alla rottura di sciabola sul femore e relativa perdita permanente della pensione maturata in tanti anni di odorato sgorbizio.
Auguri Ugo (Trieste, 27 febbraio 1927)
[Fulvio Rogantin]

Sono triestino di nascita, dublinese di adozione. L’amore per Joyce nasce quando nel 1993, a Trieste, assisto alla lettura integrale dell’Ulisse, durata circa 30 ore. 4 anni fa mi trasferisco a Dublino per fare l’informatico. Inizio, per passione a fare dei tour Joyce. La mia vita cambia, ora, messa da parte l’informatica se non per alcuni progetti culturali, sono guida nazionale ed è oramai un lavoro a tempo pieno.

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Libri

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