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Come per altri romanzi di Patricia Highsmith, coniugati con grande successo al cinema, quando lessi Carol decenni fa, pensai che sarebbe stato un film perfetto. Ma c’era un MA enorme: era una storia d’amore tra due donne, complessa, scandalosa quando fu scritta negli anni cinquanta e ancora intrattabile fino a qualche anno fa. Dopo un faticoso lavorio sulla sceneggiatura e sul rischio di una produzione che poteva far tuonare i malpensanti, sono scesi direttamente in campo un grandissimo regista, Todd Haynes, e una star come Cate Blanchett. Molti storcevano il naso su Rooney Mara come attrice contraltare di Cate, memori del libro e di tutte le fantasie che si erano fatte su come apparissero le due protagoniste. Carol è finalmente arrivato sullo schermo, liberato dal clima in materia di uguaglianza diritti civili gay negli Stati uniti. L’abbiamo visto alla Festa del Cinema di Roma, dopo Cannes e gli infiniti trailer che lo annunciavano.

Quando le aspettative sono alte, spesso il prodotto finale delude. Un unanime entusiasmo ha, al contrario, accolto la proiezione. Carol è un grande film. Perché è perfetto nell’ambientazione della metà del secolo scorso, girato aderendo all’anima di Carol e Therèse, alla loro attrazione fatale che nulla può fermare, né un marito borioso e indispettito che tenta di strappare la figlia alla moglie da lui considerata degenere, né la disapprovazione dell’ottuso fidanzato della più giovane delle due. L’amore sormonta la grande differenza sociale tra Carol e Therèse, il divario di età e di esperienza tra le due, destabilizzando molte certezze su cui immaginiamo si fondi non solo l’attrazione fisica ma il sentimento vero e profondo che mette insieme gli esseri umani.

Ci chiedevamo come sarebbe stata Cate Blanchett nei panni di Carol e dei suoi tormenti di madre, e, a parte la mano un po’ calcata nei costumi e nel trucco, l’attrice australiana è un portento di seduzione e dramma, contenuti dal milieu di upperclass ma indomabile nell’espressione amorosa. La tensione vissuta nel romanzo è riprodotta perfettamente, con un inizio vago e lento che poi accelera quando gli accadimenti ineluttabili cominciano a rotolare lungo la china del non ritorno. Rooney Mara dà alla giovane Therèse, ingenua e forte nello stesso momento, una straordinaria interpretazione di compostezza e aderenza alla scoperta del sentimento che prova e che vuole. Solo quando viene allontanata da Cate-Carol che teme di perdere per sempre la figlia, piange in modo sommesso e credibile.

Ostacoli, ritorsioni, pedinamenti, fughe che appartengono inevitabilmente al bagaglio di Highsmith, non riescono mai a offuscare l’amore. L’unica scena di sesso tra le due donne è delicatissima, piena di dolcezza e pudica al punto giusto. Tutti gli attori, anche Sarah Paulson, attrice lesbica dichiarata, nei panni dell’amica e ex amante di Carol, contribuisce a una misura e a un rigore che Haynes persegue fino alla fine. Carol uscirà a gennaio nelle sale italiane. Ci auguriamo che possa offrire una prospettiva diversa e autentica da cui guardare l’amore omosessuale come semplice variabile dell’animo umano, a dispetto dei vergognosi pregiudizi e delle volgari discriminazioni che il nostro paese ancora, stolidamente, mostra.

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