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La Rivista Intelligente

Criptovalute. Cosa sono? Non lo so, però l’argomento mi ha incuriosito da quando, nello spam dell’email, tra offerte di viagra, matrimoni con bionde ragazze ucraìne e allungamenti miracolosi, si sono fatte insistenti le proposte di investimenti in Bitcoin, la criptovaluta per antonomasia.
Ho odiato il greco e il latino ma, quando anche le cartine del Trivial Pursuit mi abbandonano nel mare dell’ignoranza, ricorro all’etimologia come salvagente della mia cultura fittizia. Vediamo. Cripto, cripta, criptico, criptonite … no quella è pura fantasia ed esiste solo nei fumetti.
Cerco sul dizionario: “Cripto, prefisso del linguaggio scientifico dal greco κρυπτός, kryptòs, nascosto”.
Nascosto?! Quindi il Bitcoin sarebbe, letteralmente, una moneta nascosta. Impossibile. Lo so, da una civiltà che ha prodotto i bastoni-da-selfie ci si deve aspettare qualsiasi cosa. Non mi sono ancora ripreso dalla spiritosa invenzione dell’Euro [in greco moderno vuol dire urina. nda], che già si propone questa nuova sfida.
I sapientoni wikipediani per aiutarmi offrono questa definizione: “una criptovaluta è una valuta paritaria, decentralizzata e digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé” ecc. ecc.
Cosa vorrà dire? Non so spiegarlo, anche se mi preoccupa molto la frase “generazione di moneta in sé”. Sembra filosofia pura, una sorta di esistenzialismo economico dell’intrinseco sé impalpabile. Già, infatti queste monete non si stampano, non si toccano, non si vedono ma si possono spendere.
Lecito domandarsi: per comprare cosa? Per prova ho chiesto a Ciccio, il mio macellaio di fiducia ed esperto in economia “della strada”, se accettasse Bitcoin in pagamento. Il suo eloquente gesto di risposta non ha lasciato dubbi. Adesso, una cosa almeno, l’ho capita: la criptospesa da pagare in criptovalute non è ancora stata inventata.
Nel mio tentativo di comprensione ho scoperto che esiste, oltre al Bitcoin, una panoplia di monete virtuali dai nomi sgnificativi con cui, mi sono convinto, il cartello dei criptocreatori si è preso gioco di noi. Eccovi un esaustivo elenco:

-il Dash, che con il famoso detersivo pare abbia in comune la capacità di “lavare” qualsiasi guadagno illecito.

-Il Litecoin, letteralmente moneta leggera. Nascosta, leggera, praticamente come non averla.

-Il Ripple, dall’inglese ondulazione, perfetta per le quotazioni. No comment.

-Il Monero, che in esperanto significa moneta, ma chi lo conosce l’esperanto?

-Il NEO. Tutto un programma, quando si dice: l’unico neo.

-Lo ZCash. Deve il suo successo a un gruppo di hackers che ne ha fatto la propria valuta preferita. Z sta per Zero, ZeroCash, vuol dire che puoi salutare i tuoi contanti, se li tengono loro.

-La Iota, che evidentemente fa rima con idiota, cioè tu che l’hai comprata,

e, dulcis in fundo, la migliore, la più azzeccata, nomen omen per eccellenza: l’Ethereum! Immateriale, incorporea, inconsistente.

Lo so, devo smetterla di aprire quelle email, da domani mi dedico alle offerte di matrimonio delle ragazze ucraìne, mi sembra più sicuro.
PS: Ciccio è un personaggio reale.

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Libri

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  • Compra L'aquila 1971 anatomia di una sommossa di Claudio Petruccioli
  • Compra L'era del cinghiale rosso di Giovanna Nuvoletti
  • Compra La scomparsa dell' alfabeto di Valeria Viganò

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