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La Rivista Intelligente

Il dentro è contenuto da mura e le mura delimitano uno spazio e lo spazio è abitato da persone che vedono quelle mura e agiscono secondo l’imprinting da queste disegnato. Mura che delimitano un carcere, una scuola, la casa di un bambino. Il carcere che opprime e nega e rende difficile respirare, la scuola dove per crescere occorre farsi amico del compagno di banco, la casa dove siede il padre che sa quello che il bambino non conosce.

Dentro è il romanzo degli spazi delimitati piuttosto che la storia degli individui che ci stanno. E questa è la sua vera particolarità. Formalmente Dentro non è un romanzo, ma sono tre racconti: “il giardino delle arance amare”, “il mio compagno di banco”, “il giorno in cui mio padre mi ha insegnato”. Il primo racconta del periodo in cui il personaggio è stato chiuso in un carcere, il secondo di un periodo scolastico, il terzo di un bambino ancora piccolo che per poter seguire i compagni deve imparare ad andare in bicicletta. Questi tre racconti però sembrano raccontare un’unica storia, la storia di chi apprende la vita da altri che della vita sanno poco e niente, perché è della vita non far sapere quasi nulla:
– “Mamma ha ragione, andando in bicicletta ti può capitare qualcosa di male, ma se non ci vai non ti succederà proprio niente, che è peggio.
– Ma papà…-
– Non devi aver paura, non è la morte l’avversario della vita, ma il tempo. Ricordatelo. Va bene. Dimmi solo che devo fare.
– Non lo so figliolo, nessuno lo sa….”
Quindi saranno gli spazi con le loro regole a dirti quello che devi fare, puoi seguirle affidandoti al sapere codificato, puoi ribellarti e rischiare. E se in carcere il personaggio segue le regole, forse perché altre volte non si è conformato (non sappiamo perché ci è finito dentro né se è lo stesso dei racconti e delle età giovanili che seguono); nel secondo racconto, con il suo amato compagno di banco, crea un sodalizio fuori dalla norma, a perdere. Mentre nell’ultimo lo spazio è ancora in delimitato. C’è un dentro: della madre, del padre, della sicurezza; e un fuori: dell’amicizia e della scoperta.
Ecco ciò che veramente mi è piaciuto è proprio questo essere il romanzo dei luoghi, non in senso descrittivo, ma prescrittivo. Inizialmente nel primo e più lungo racconto ho pensato che a parte una scrittura folgorante mi sembrava non sufficiente questa descrizione letteraria del carcere senza alcuna storia di carcerati, ma già il secondo racconto mi ha fatto capire il filo, la tenuta romanzesca, la storia. Poi il terzo e ultimo racconto illumina la fatica del vivere e dell’apprendere dalla fragilità della storia umana.
Sandro Bonvissuto è al suo primo romanzo, ma certo appare lunga la sua confidenza con la scrittura.

Sandro Bonvissuto, Dentro, Einaudi, 2012

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