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Elogio di George Martin
Immagine Roberto Calvino ©

Nel tempo che chitarre elettriche, distorsori, amplificatori, colpi di grancassa erano la norma, George Martin, genio tra i geni, rivolgendosi a Paul chiese: «Che ne dici di un quartetto d’archi?».

E Yesterday diventò l’incanto straordinario che noi tutti conosciamo. La mano magica di George Martin a ogni canzone dei Beatles aggiungeva il tocco che disorienta, la sonorità che stupisce, l’arrangiamento che esalta. Please please me, Eleonor Rigby, Penny Lane, A hard day’s night, ma l’elenco potrebbe continuare chissà quanto.

«Per me è stato come un secondo padre», dice Paul. «Grazie per tutto il tuo amore e per la gentilezza» twitta Ringo.

Celebre la frase di John, I am sure you’ll fix it, quando riuscì nell’impossibile operazione di unire in un unico brano le due parti di Strawberry fields for ever, suonate in tonalità diverse.

In realtà George Martin realizzò qualcosa di ben più importante: rendere “unici” i Beatles.

I modi gentili, la capacità di gestire le situazioni, i consigli pacati sono state qualità considerevoli, ma la sua dote principale fu l’esser portatore di un pensiero “divergente”, un modo spiazzante e visionario di affrontare le questioni musicali, proprio di chi ha uno sguardo diverso e straordinario.

I sei Grammy, le tante decorazioni ricevute dalla Regina Elisabetta, i titoli di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico e Knight Bachelor, a noi che amiamo i Beatles, sembrano poca cosa: le emozioni che egli ci ha donato con il suo genio musicale continuano ad accompagnarci… Più passano gli anni, più amiamo le canzoni su cui ha impresso il suo segno indelebile.

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