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Fortunata
Jasmine Trinca
Una Roma chiassosa, multietnica e periferica. Coatta. In cui pure i ragazzini con gli occhi a mandorla parlano in romanesco. Tra uno shampoo, una piega e uno shatush in giro per il quartiere, Fortunata cerca di rimediare i soldi per realizzare il suo sogno: aprire un negozio da parrucchiera. Ha una figlia di otto anni, Barbara, un marito da cui si sta separando e un amico, Chicano, tossico perso ma buono e gentile. La bambina, già di carattere ribelle e instabile, negli ultimi tempi è diventata ancora più problematica. I servizi sociali consigliano alla madre il supporto di uno psicoterapeuta infantile.
Alla sua ennesima regia in sodalizio con la moglie Margaret Mazzantini (Venuto al mondo, Nessuno si salva da solo), Sergio Castellitto mette in scena una storia popolare, in cui si intrecciano storie d’amore e drammi esistenziali. Ricorrendo a uno stile barocco e spesso sovrabbondante che a volte soffoca la complessità della trama. Tutto è troppo e gridato sia nell’uso della musica d’accompagnamento (a parte il bellissimo Vivere di Vasco Rossi finale) che nei dialoghi, che nella fotografia opulenta.
Anche Fortunata, una Madame Bovary di borgata – come l’ha definita lo stesso Castellitto – è estrema, sempre sopra le righe, sempre di corsa nella ricerca bulimica di brandelli di vita e libertà. Personaggio che pure si fa amare grazie alla sofferta interpretazione di Jasmine Trinca. Bravo anche Edoardo Pesce nella parte del rissoso ex-marito, bravissima Nicole Centanni nel ruolo della piccola Barbara. Splendido il cammeo di Hanna Schygulla che interpreta la madre svaporata dall’Alzheimer di Chicano (Alessandro Borghi). Chi davvero funziona poco, non per colpa sua ma per il copione che gli hanno cucito addosso è Stefano Accorsi, costretto nei panni di un improbabile psicoterapeuta infantile. E forse è proprio la scrittura di Mazzantini a mozzare le gambe a un film che poteva essere più riuscito di quello che è. Non si può che concordare con Paolo Mereghetti che nella sua recensione scrive:”Come per i film precedenti di Castellitto regista anche questo Fortunata nasce dalle pagine della moglie, garanzia di richiamo popolare ma troppo debitrice verso una programmaticità funzionale alla pagina scritta, letteraria e non cinematografica, che finisce gioco forza per smorzare gli sforzi della Trinca di rendere vivo e credibile il suo personaggio”.

Anche se il confronto con un’altra pellicola recente, sempre ambientata a Roma, un dramma di borgata molto più misurato e realistico (Sole Cuore Amore) può essere impietoso, il film di Castellitto ha momenti di grande intensità e, nonostante i suoi difetti, le vicende di Fortunata, il cui nome è un ossimoro rispetto alla realtà, coinvolgono e commuovono.

Fortunata di Sergio Castellitto (Italia 2017)

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