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Frantz
Paula Beer in una scena del film
L’inquadratura si sofferma sull’abito scuro e sul volto, bellissimo, della giovane donna. Che si reca in visita alla tomba del suo promesso sposo, Frantz, scomparso nel conflitto che ha insanguinato l’Europa.
Germania, 1919: Anna è rimasta in casa dei mancati suoceri, per aiutarli a superare il dolore. Un giorno, nella sua consueta visita al cimitero, nota un uomo affranto e in raccoglimento davanti alla lapide. Adrien, soldato francese, racconta ad Anna e ai genitori di essere stato amico di Frantz e di averlo conosciuto a Parigi prima della guerra.
Dopo un’ iniziale diffidenza viene accolto, nel corso del suo soggiorno tedesco, con sempre maggiore calore e affetto. Gli anziani genitori e la ragazza sono affascinati dal giovane, che fa rivivere il loro caro attraverso racconti minuziosi, ricordi nitidi come cartoline della visita al Louvre, della passione comune per il violino, della Parigi prebellica.
Frantz, del regista francese François Ozon, è un film sulla perdita. Sulla perdita di un figlio, di un fidanzato, di un amico persino di un corpo da piangere, visto che le spoglie giacciono chissà dove, sepolte con altre migliaia di cadaveri senza nome. Sulla perdita di senso e di umanità che va di pari passo con la guerra che, apparentemente finita nel ’18, continua sottotraccia nei focolai d’odio e d’insofferenza dell’uno verso l’altro, il francese o il tedesco a seconda dei punti di vista. Pronta a riesplodere, dopo meno di trent’anni, in un altro conflitto mondiale. Anche sulla mancanza di sincerità, che a volte è un rimedio per far soffrire meno se stessi e le persone amate.
La fotografia in bianco e nero rifinisce volti, interni di case ed esterni, e talvolta si accende, in certe scene, nel blu smaltato degli occhi di Anna o nei colori drammatici di un quadro, “Le suicide” di Manet, che torna spesso nelle sequenze del film. Ozon, regista quarantenne che ci ha fatto divertire con “Otto donne e un mistero”, e ci ha inquietato raccontando le vicende “Nella casa”, questa volta crea un affresco sull’ottusità della guerra e sulla pietas, unico antidoto per esorcizzarne gli orrori.
Grande prova per la splendida Paula Beer, che avevamo già incontrato in “Diplomacy – Una notte per salvare Parigi” e Pier Niney (Adrien), interprete nel 2015 del tormentato “Yves Saint Laurent”.
Frantz” di François Ozon (Francia 2016)

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