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Il diario di Twitter Jones
Silvestro con Titti

Ovvero: “Se sono sopravvissuta senza follower su twitter posso sopravvivere ovunque”.
Ero una buona facebookista. Però si parlava continuamente di Twitter e io, da ragazza curiosa, volli provare anche l’uccellino. Mi disse un’amica più esperta: “Facebook è come una pasquetta con gli amici: ti vesti comodo, ognuno porta qualcosa, si passa del tempo insieme raccontandosi cose, formando crocchi di persone in allegra mescolanza. Twitter è come andare ad una sfilata di moda molto esclusiva: tutti osservano tutti, ma c’è poca mescolanza. L’unica chance che hai per conquistare un posto è mostrare il tuo vestito migliore in 140 battute, sperando di non sbagliare tendenza. Altrimenti sei fuori dai giochi, in un luogo solitario dove ci si parla addosso, o a far da codazzo ai soliti noti.”
Mamma mia! C’era da aver paura. Ma io vidi cose che voi mortali non potete nemmeno immaginare…
Era appena uscito un articolo, invero demenziale, che diceva che in quanto giovane avrei potuto apprezzare il “sesso rude”, e già un poco tremavo all’idea di trovarmi in quella voliera di sconosciuti. Ignoravo invero però il corollario della falsa affermazione: chi twitta si masturba di più.
Misi su un bel pezzo dei Genesis, Follow me follow you, che ha anticipato l’onda, e mi disposi con la mia migliore socialnetworkevolezza di microblogger a questa nuova esperienza, che speravo esaltante.
Mi aspettavo un twittico familiare e invece vidi subito che fra le “tendenze” andava #tornatesufacebook. Fui subito presa dalla valanga di follower e following che velocemente ritwittavano cinguettii non proprio propizi: ‎”voi che vi taggate le mutande #tornate su facebook”; “voi che vi piacciono i vips #tornatesufacebook” ; “voi che avete zero follower #tornatesufacebook”. E io avevo ZERO FOLLOWER!
Mi sentii spersa, smarrita, come una bimba di pelle nera al primo giorno di scuola in una classe di leghisti. Mia madre mi fece un canarino, mix fatale di bicarbonato e limone, per il mal di stomaco che mi saliva. Poi capii: twitter era un dissocial network.
Molti se la tiravano per l’enorme qualità dei loro 140 caratteri, ma fra le tendenze in voga c’era Max Para con il nuovo look da parà per le donne italiane. Non il massimo che 140 caratteri potessero esprimere in fatto di comunicazione. Altra tendenza era youporn, le cui password (e passere?) erano state svelate, e la para(noia) si stava diffondendo fra tutti i dolci canarini che cinguettavano sui loro fili elettrici. Non scrissi #restatesutwitter a far cip cip di Max Para e di youporn, non fui followizzata nè followizzai, il sesso rude mi fa schifo.
Tornai su facebook e fondai un Silvestro fan club. Adesso ho 5000 “mi piace”, e crescerò ancora. Anche senza taggarmi le mutande.
#marestatepuresutwitterchetantoanoifeisbuchianinonceneimportaunacippa

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