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La Rivista Intelligente

Nella primavera del 1945 dalla Prussia orientale scapparono migliaia di tedeschi lasciandosi alle spalle case e paesi in fiamme, portando con sé poche miserevoli masserizie nel disperato tentativo di sopravvivere alla furia vendicativa dell’Armata Rossa sovietica. Le loro terre diventeranno definitivamente polacche e non ci sarà mai un ritorno per questo esercito di fantasmi miserandi, non graditi neppure ai loro connazionali, anch’essi ridotti alla fame, nella parte occidentale della Germania sconfitta e colpevole.
Questo l’antefatto da cui parte il bel romanzo d’esordio di Dörte Hansen, uscito per Salani nel gennaio 2017, un successo in Germania lo scorso anno, a cui auguriamo un destino fortunato anche nel mercato italiano, così poco favorevole alla narrativa tedesca.
Hildegard von Kamcke, altera e orgogliosa, ma anche colta e ribelle arriva con la sua bambina Vera nella zona intorno ad Amburgo, il cosiddetto Altes Land, terra di frutteti e contadini, dove trova fredda accoglienza presso la casa di Ida Eckhoff.
“Polacchi!” li definisce con disprezzo Ida, ma accoglie la donna e la bambina perché entrambe sono forza lavoro necessaria a ripartire e non nega loro un pagliericcio. Il reduce figlio di Ida, Karl, non è più in grado di lavorare, e l’attrazione che presto si crea tra lui e Hildegard causa una grave frattura nel cuore di Ida.
La scena poi si sposta ai giorni nostri, quando la giovane Anne, insegnante di musica, si presenta col suo bambino Leon in quella stessa casa dalla eccentrica zia Vera, donna dura e brusca, indipendente, amante della caccia e dei cavalli, sorellastra di sua madre Marlene.
“Questa casa è mia e non è mia, chi dopo di me verrà la chiamerà sua”. La scritta in antico dialetto platt-deutsch accoglie all’ingresso, ambiguo monito, chi arriva nella casa; proposta all’inizio del romanzo costituisce una anticipazione sul destino delle donne protagoniste. Anne infatti lascia un compagno infedele e la sua vita in un quartiere radical-alternativo della Amburgo dei giorni nostri, alla ricerca di un luogo dove poter riflettere sul suo futuro. Perché non provare nella vecchia casa trascurata della burbera zia Vera, oggi anziana dentista, forte, combattiva, ultra settantenne ancora in grado di montare a cavallo?
La casa di Vera è il fulcro intorno al quale si snoda sparpagliata nei capitoli e senza seguire una cronologia, la storia della famiglia, il rapporto tra le sorellastre, la sorte di Hildegard e quella di Karl.
Ma non c’è solo il passato. In questo luogo Anne impara anche ad amare quella terra. Le sue tradizioni, ormai perse, sono forse da ricercare oggi nei caratteri dei suoi contadini e nelle belle anime che Anne incontra. Con loro impara ad apprezzare una nuova dimensione di vita e a poco a poco infatti si delinea per lei e il piccolo Leon una prospettiva possibile.
Non giudicare, lascia vivere, usano dire da quelle parti, ma se necessario sii pronto a dare una mano con umiltà. In modi diversi e paralleli Anne e Vera dimostrano, conoscendosi e scoprendosi con cautela reciproca, che essere indipendenti è importante tanto quanto saper chiedere aiuto.
Sono straordinarie le protagoniste di questo romanzo di Dörte Hansen, rappresentanti perfette dei diversi passaggi della storia della Germania, donne di una generazione vittima di traumi gravi e figlie che non hanno conosciuto affettuosità; per arrivare ai giorni nostri, quelli di un paese ricco, moderno, all’avanguardia e naturalmente pieno di contraddizioni.
Una lettura intensa e appassionante che sa dosare allegra ironia, quella con cui l’autrice prende in giro i vezzi degli odierni tedeschi borghesi, e profondità critica nei confronti di un passato drammatico e violento, solidale sicuramente con le donne che hanno avuto una grande parte, dolorosa e pagata in prima persona, nella ricostruzione di un paese in pezzi.
Un romanzo privo di retorica e ricco di poesia, una scrittura snella che sa calibrare con ritmo ed eleganza asciutta la cultura della regione, il taglio drammatico mai patetico, il realismo contro ogni pregiudizio precostituito.

Dörte Hansen: “Il Paese dei ciliegi” – Salani editore 2017, traduzione di Umberto Gandini.

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