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La Rivista Intelligente

Provare a riscrivere la Storia di anni belli, di lotta e cambiamento, di rivoluzione e partecipazione, da dentro: con un romanzo autobiografico ma dai tratti universali, Lia Migale ripercorre il mutamento straordinario che agisce sulla società italiana prima, durante e dopo il 1968, spartiacque tra un mondo ancora chiuso e convenzionale e nuovi linguaggi, relazioni e consapevolezze. Occorre partire da anni giovanili e di provincia, da Teramo dove l’autrice è nata e vissuta, per rendersi conto di quanto fosse stereotipata e claustrofobica la piccola vita alla quale dedicarsi, con ruoli ben definiti per uomini e donne, riti e usanze familiari che Lia Migale descrive con sensibilità e pudore da adolescente nella prima parte di Incontri all’angolo di un mattino (ed. La Lepre) . La rotta della giovane ragazza, che doveva dirigersi verso una tratta stabilita, mostra già, tra amicizie e amori giovanili, un’inquietudine che trova sbocco e cambia radicalmente quando dai mari quieti e sonnolenti privi di prospettive decide di catapultarsi a Roma per iniziare l’Università. I venti lì spirano forti, tutto cospira all’aria nuova: la musica, i libri e la pratica politica. Soprattutto le amicizie, quelle che a vent’anni diventano i pilastri piantati in un terreno comune di ideali e sintonie profonde. C è la condivisione, il fare insieme, il confrontarsi su grandi temi, l’energia e la voglia di lottare. Lia Migale lo fa soprattutto al femminile, e la sua militanza passa da Lotta Continua per arrivare alla lotta delle donne che comincia allora. In prima persona Lia Migale vive l’impulso che spinge a una società diversa, un tempo irripetibile di speranze e coraggio per una sovversione della politica, dei diritti, della sessualità che verrà sì tragicamente risucchiato in ideologie estreme, ma che muterà le generazioni. L’incontro con l’altro, in questi frangenti, ha un autenticità e un bene comune, certi incontri formano, influenzano, arricchiscono, fanno capire gli errori e i valori. Per questo la seconda parte del libro esce dalle vicende storiche per focalizzarsi sulle memorabili figure di amiche e amici che hanno vissuto con l’autrice decenni di storia e l’hanno fatta. E’ attraverso il loro ritratto che la storia non si ferma, con i loro occhi e nel loro sguardo si sancisce un patto di reciprocità e profondo affetto. Ma come dice Filippo La Porta, leggiamo una moderna Spoon River. Lia Migale rievoca chi ha contato nel suo cuore e nel suo essere e che l’ha fatta diventare quella che è oggi, e che purtroppo non c’è più. Tranciati dalla morte, Guzmana, Michi, Mario, Marco, Laura, Cristina ( dietro ai nomi propri ci sono persone tutt’altro che sconosciute) sono stati testimoni e protagonisti allo stesso tempo di una libertà e di un impegno che aveva radici nella cultura. Ognuno con un forte destino, a quel destino meritava di essere riconsegnato, ricordato. Non c’è traccia in questo libro di sovraeccitazione, presunzione, retorica, parole sparse nella rievocazione, piuttosto un andare, anche linguistico, verso la verità e una sentimentale esattezza, un restituire calibrato e profondo tra conoscenza e un po’ di malinconia.

[ Valeria Viganò ]

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