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La Rivista Intelligente
La città che cambia
Foto di Luca Firrao

Milano, Città Studi, primavera 1994

In fondo alla strada c’è il salumaio. Si chiama Franco e fa tutto da solo. Con il berretto bianco in testa disossa, affetta, impacchetta, corre alla cassa e chiacchiera con i clienti assiepati davanti al bancone.

Accanto c’è il negozio di ferramenta, un bugigattolo zeppo di arnesi di tutti i tipi – impossibile trovare qualcosa in quel casino –, eppure ogni richiesta viene esaudita e se manca il pezzo al massimo in due-tre giorni te lo fanno saltar fuori.

Coiffeur pour dames recita un po’ pretenziosa l’insegna sopra il salone di parrucchiere della Gina che, anche lei, fa tutto da sola: taglia, mette i bigodini, tinge, posteggia le clienti sotto il casco e, se le avanza qualche minuto tra un lavaggio e l’altro, ti fa pure la manicure.

Poi la cartoleria della sciura Carmela, che dopo una vita a Milano ha ancora l’accento pugliese: la vetrina sempre zeppa di quaderni, zaini, biglietti d’auguri, carta da regalo, matite colorate e penne stilografiche.

Il tram sferraglia lungo i binari sotto due filari di platani. Il portone del civico 18 si apre sul cortile interno delle casette basse coi tetti rossi, i balconcini stretti e i fregi liberty. I bambini scorrazzano su tricicli e monopattini sotto lo sguardo di mamme, tate e nonne. Al centro dell’aiuola hanno appena piantato una magnolia, le piccole gemme stanno per aprirsi.

Milano, Città Studi, primavera 2014 

La cartoleria per miracolo è ancora lì. Stretta tra un “Compro oro” e un negozio di sigarette elettroniche, anche se il venditore, in piedi sulla soglia, fuma sigarette vere.

Al posto del salumaio – il signor Franco è morto da tempo – c’è un’agenzia immobiliare. Il ferramenta è chiuso da anni, ora c’è un Kebab, menu al banco bevanda inclusa: 5 euro. Se n’è andata pure la Gina e il suo salone è stato sostituito da un Irish pub, aperto solo di sera.

Banche tre, quasi di seguito. Le guardie giurate bivaccano insieme all’esterno. Lo storico supermercato nell’isolato poco distante è diventato una sorta di suk: fiori di plastica, scarpe di plastica, giubbotti di plastica, prezzi stracciati e vetrine annerite.

Poi i lavori in corso, che non finiscono mai, anzi sembrano finire per poi ricominciare dieci metri più in là. La grande piazza, crocevia di strade importanti, sembra sia stata appena bombardata. Enormi voragini, cumuli di sampietrini, polvere e calcinacci, vie chiuse, passaggi angusti per i pedoni, mezzi pubblici deviati. Ma il tram sferraglia ancora lungo i binari e il portone del civico 18 si apre sul cortile interno delle casette basse coi tetti rossi, i balconcini stretti e i fregi liberty.

Un’altra generazione di bambini scorrazza su tricicli e monopattini sotto lo sguardo di mamme, tate e nonne.

Al centro dell’aiuola una grande magnolia in fiore, che si allunga verso il cielo. Quel cielo di Lombardia così bello quand’è bello.

 

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