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Le regole del fuoco, ultimo romanzo di Elisabetta Rasy, è ciò che la vera letteratura dovrebbe essere: emozionante, sapiente, senza una sbavatura, profonda.

Costruito in modo simmetrico, il libro ha un inizio e una fine posticipati rispetto al centro e narrati al passato.Il centro è una lunga lettera narrata al presente, perché il presente non è il tempo del rimpianto ma della verità nuda e autentica.

Anche le epoche sono tre, gli anni cinquanta, gli anni sessanta e l’azione vera e propria raccontata nella lunga epistola, ambientata nel 1917 in un ospedale militare del Carso a ridosso del fronte.

Le regole del fuoco parla di opposti, di contrapposizioni: i salotti borghesi napoletani un po’ annoiati e il dolore della guerra lassù al nord; la subalternità femminile e familiare e la voglia di riscatto di certe donne che rifiutano ruoli comodi e fanno scelte radicali; gli orrori e le mutilazioni del fronte, le bombe, i morti (tutti maschi) e l’intensità vitale e coraggiosa di un amore (tra due donne) vissuto tra le macerie e la possibilità di un futuro insieme.

Rasy usa emblematicamente ciò che sta a lato del primo conflitto mondiale, un ospedale malamente attrezzato con il corollario di sofferenza, mutilazioni, annichilimento, per raccontarci delle due protagoniste, infermiere volontarie, l’una in fuga dal soffocante perbenismo di una famiglia napoletana, l’altra, originaria di un paesino lombardo, che vuole diventare, un giorno, medico.

L’amore che nasce in una situazione di estremo pericolo è l’affermazione della vita di fronte al sangue sperperato, al disgusto dei corpi devastati, all’insensatezza della guerra.

Di giorno le due infermiere – l’una, Eugenia, con la forza e il senso del dovere di chi pretende un futuro, diventare dottore, che la riscatti, l’altra, Maria Rosa, che impara presto a fare i conti con una realtà durissima che non conosce – curano senza tregua. Di notte, nella intimità che si crea, le due ragazze si innamorano. La loro è la delicatezza e la pudicizia, poi vinta dal desiderio dei corpi, contro il putridume e la cancrena spaventosa dei moribondi.

Maria Rosa conosce il mare e la dolcezza del sud, è estroversa e vivace, impacciata e spaventata. Eugenia è il suo contrario, silenziosa, restia a esprimere i suoi sentimenti, chiusa in se stessa e dedita ai feriti senza tentennamenti. Ciò che provano, tra timori e affermazione, segnerà per sempre le loro vite, quell’incontro non sarà mai dimenticato.

A posteriori, tramandato da una bambina e poi ragazza che ascolta la storia, l’incontro tra Eugenia e “Alba Rosa”, come la chiamava la sua amica, influenzerà il futuro di più generazioni.

Scritto magnificamente da Rasy, con una prosa chiara, implacabile ma dolce e perfetta, Le regole del fuoco esprime un’epica femminile che esiste oltre l’epica maschile. È narrazione delle conseguenze della guerra, di tutte le guerre, con le disumane atrocità che comporta, ma ci apre una via diversa in cui le donne sono portatrici di altri valori esistenziali. Migliori.

 

Elisabetta Rasy – Le regole del fuoco – Rizzoli €17

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