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Le vacanse del Guisso

Le vacanse del Guisso

scritto da Massimo Guisso

Prima di partire pensavo che avrei scritto un pèsso alla Fantossi va in montagna, in memoria del Maestro, però poi mi ritrovai nel mezzo del cammin di un film di Sorrentin: La Giovinessa…
Per evitare querele non vi svelerò la località alpina dove sono stato in vacansa, né il nome del lussuoso hotel-ospissio-pensione completa con piscina, discoteca ed alpeggio privato sotterraneo.
Insomma che la Guissa & il Guisso (cioè me) siamo scesi dalla nostra fiammante city car nuova di secca, ormai stremati dopo ore di guida a turno in diressione di Bolsano ed io scarico 2 valigie, 8 saini modello Messner-Amudsen e 12 borsoni Ikea sullo spiasso del mothel.
Purtroppo Walt Disney, il proprietario dell’albergo che qui chiameremo semplicemente Valte, alla faccia della nostra prenotassione con Trivago, ci assegna la camera peggiore: la stansa è a rasoterra, priva dell’agognato balcone sulle Dolomiti, ma ha una splendida vista sull’antistante supermercato e la strada camionabile. Dopo una breve discussione alla recessiòn, in serata traslochiamo finalmente il nostro bagaglio rupestre al terso piano sensa ascensore su in un’ altra matrimoniale.
Tanto per chiarire subito a tutti gli ospiti che noi siamo venuti qui per camminare esclusivamente in salita, a cena ci presentiamo nella sala da pranso con gli scarponcini Decathlons da trekking/eutoning/x-treming water prof di matematica, ma rimaniamo stupefatti/allibiti/scioccating: l’enorme sala è piena seppa di affamati ottuagenari ed affollata da vedove novantenni che mangiano a quattro palmenti! Casso, che tristessa: uno spettacolo così non lo vedevo dalla notte che parcheggiai al cimitero di Lourdes!
Peccato che al mattino a colassione un’ansiana austriaca, identica al clown percussionista degli Slipkot, mi accusi di averle sottratto lo sciroppo alla codeina e di essere un tossico, per il fatto che indosso la T-shirt dei Down raffigurante Cristo che si fa una canna: in realtà ne avevo ingollato solo due sorsi per buttare giù lo strude di Valte!
Fu così che con la Guissa decidemmo di farci preparare il pranso al sacco: in totale 18 panini allo speck di Valte. Indi ci inerpicammo su per una selva oscura in diressione del Lago di Ravel con tutta la mia attressatura per lo sci d’acqua (sapevo che la pesca alla trota è vietata).
Non raggiungemmo mai il mitico lago: dopo aver girovagato per le pinete e visto, nell’ordine, una palestra di roccia, innumerevoli staccionate in ferro battuto altoatesino elettrificato ed un pittore passo impressionista che ritraeva un bacino artificiale inesistente, alle 23 circa la gatta incinta di Valte ci riportò all’albergo, nella cui discoteca due etrusche centenarie stavano ballando avvinghiate il lento “Since i’ve been loving you” dei Les Seppellins al suono del clavicembalo ben temperato come un cucù svissero da Valte stesso.
(continua – forse)…

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