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La Rivista Intelligente

Piaccia o non piaccia, è bene mettere subito in chiaro una cosa: considero Fulvio Abbate una delle pochissime voci davvero libere di questa nazione, la nostra, ridotta a pascolo di pecore incapaci di elaborare un solo pensiero autonomo.
Eccomi dunque ad azzardare un commento al suo ultimo libro, un tomo di 400 pagine dedicato all’unica ossessione davvero incurabile e inafferrabile della specie umana: l’amore.
Abbate, in uno sfoggio caleidoscopico, forse un tantino eccessivo, di citazioni, affronta in “LOve”, (427 pagine, La Nave di Teseo), il mistero primigenio snocciolando il racconto di mille e una storia tra il sublime e l’ordinario, riuscendo a dipingere una versione pop della Cappella Sistina, completa di santi e dannati, ma senza quel rompicoglioni di papa Giulio a criticarlo continuamente, dal basso di una committenza illuminata solo dai bagliori sinistri del potere e dal disperato bisogno di immortalità.
“LOve” non è un romanzo. L’autore lo definisce “discorso generale sull’amore”, intendendo così di voler affrontare il re dei sentimenti in senso globale, frammentato e onnicomprensivo al punto di lasciare il dubbio che esistano in realtà altri sentimenti sotto il nostro umano cielo. L’odio, il desiderio, la lussuria, la disperazione, la tenerezza e tutto il resto sono, dimostra forse senza volerlo Abbate, innumerevoli facce di un tesseratto multicromatico, difficilmente inquadrabile in una cornice univoca, tangibile, governabile.
Abbate racconta l’amore, suo e di tutti per come lo ha vissuto nell’arco di una vita che appare fuori dal comune solo perché ha il coraggio di raccontarla senza ammiccamenti o sconti di convenienza, mostrandosi nudo come un autore deve mostrarsi, mantenendo così dignità di uomo e di scrittore capace di commuovere, divertire ed esprimere punti di vista assolutamente originali ma, a ben vedere, sempre condivisibili e legati al vissuto universale.

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