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La Rivista Intelligente

La vittoria di Barack Obama alle presidenziali americane è sicuramente un evento storico. Di più, con l’elezione del senatore di Chicago, l’America ci ha dato per una volta ancora una bella lezione di democrazia, mettendo il mondo in condizioni di sperare, cambiare, progredire al passo del programma del nuovo presidente. Che, detto per inciso, ha dalla sua anche la chance di essere smart, good looking, allievo di Harvard, giovanissimo per la carica che ricopre, pieno di verve e vigoria. E non finisce qui: siccome le grazie (come le disgrazie) non vengono mai sole, Barack Obama ha avuto in sorte dalla vita anche una moglie altrettanto attraente, tosta e colta e due splendide ragazzine nate dal loro matrimonio.
Si sa, viviamo nell’era dell’immagine e questa splendida cornice familiare che sta attorno al presidente U.S.A. funge da detonatore, purtroppo, anche allo scemenziario dei media. Detto a priori che nessuno è più felice di noi dell’elezione di Obama, come sempre, pur facendo i giornalisti da quarant’anni suonati, restiamo a bocca aperta davanti alle troppe forzature cui sono sottoposti i nuovi idoli.
E prendiamo Michelle: definita donna meravigliosa perché da quando sta alla Casa Bianca ha rinunciato alla sua professione. Ti credo, una first lady all’altezza e per di più innamoratissima del marito, il minimo che può fare è comportarsi al contrario della Signora Berlusconi, desaparecida dalla vita ufficiale di Silvio fin dal primo giorno. E ancora, Michelle, donna di grande grinta, nel giorno della morte della nonna di Barack, mentre lui volava alle Hawaii per l’estremo saluto, lo sostituisce in un discorso di fine campagna elettorale. E qui non ci piove: è un bel gesto d’amore e la ragazza è all’altezza della situazione.
Ma l’accento su Michelle Obama tocca, secondo i media, anche le corde più frivole e indicative della sbornia che il mondo si è preso per la coppia vincente. In pochi hanno esitato a paragonare, quanto ad eleganza di portamento, gesti e abiti, Michelle a Jackie Kennedy, l’icona anni ‘60 dell’eleganza internazionale, la devota e assidua frequentatrice del jet-set che allora era una realtà e oggi è un ricordo, la cliente prediletta del sarto più smart dell’alta moda internazionale che risponde all’italianissimo nome di Valentino.
E qui, sommessamente, avremmo qualcosa da obiettare. Primo, impossibile paragonare il mitico Valentino con il pur decorosissimo Narciso Rodriguez che si occupa del look della signora Obama. Secondo, Jackie, come avrebbe detto Balenciaga, aveva ”le ossa eleganti”, il dono di portare talmente bene tutto ciò che indossava da farlo diventare di moda. Il foulard annodato sotto il mento, i cappellini a toque delle apparizioni ufficiali, le borse di Hermès, i piccoli tailleur dalle giacche striminzite e dalle gonne al ginocchio, le mises da vacanza semplici e snob come soltanto una “real Wasp” sapeva mettere insieme. Michelle, ci ricrederemo volentieri, sino a oggi si è vestita in modo “educato”, consono alle cicostanze e piuttosto anonimo, eccezion fatta per l’abito dell’election day che, francamente, non era il top dello chic nell’abbinamento dei colori, quel nero e rosso telegenico e appariscente ma assolutamente fuori target nei canoni dell’eleganza.
Michelle è una bella donna, alta e ben fatta, sorridente e simpatica. Forse tutto quello che Jackie non era con la sua arietta snob e i quarti di nobiltà alle spalle. Michelle è una donna vera, passionale, sanguigna e partecipe proprio perché le sue origini popolane le hanno impresso la forza di esserci e di vivere. Senza dubbio il contrario di Jackie la viziata, la capricciosa, la “bambolina” che la nascita borghese aveva fatto crescere nella bambagia. Ma Michelle, per sua fortuna, non fa rivivere il mito di Jackie, se non per il fatto di essere la fortunata moglie e donna di un uomo che promette all’America e al mondo una nuova frontiera.

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