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La Rivista Intelligente

 

Magico utero da cui escono le persone, entrandoci in molti modi: per caso, per stupro, per distrazione, e a volte per amore.

È dello stato. È di Dio. È del cognome. È dell’esercito.

Mai che il magico utero sia della donna che ce l’ha nella pelvi.

Si urla alla mercificazione perché ci sono 5000 anni di schiavitù attorno alle possibilità dell’utero, cioè di produzione normata che lo sanno le istituzioni cosa ci devi fare – tu che ce l’hai nella pelvi – del tuo utero.

Essendo cosa preziosa, vista l’enorme possibilità di codesta bacchetta per l’eternità, lo dicono i più prepotenti cosa ci fai.

E, se osi dire che è tuo e ci fai quello che vuoi, sei una commerciante, una serva del denaro, una che non dà la giusta importanza (cioè quello che dicono le istituzioni che tu devi volere dal tuo utero) alla questione. Stai offendendo il Vangelo (dove la madonna ha fatto fecondazione assistita e San Giuseppe la stepchild adoption) o la Bibbia (dove ci sono madri sostitutive e ogni pensabile possibilità di fecondazione data per buona), stai essendo scorretta, senza cuore, senza etica e soprattutto senza venerazione per la struttura patriarcale che garantisce chi è figlio di chi; e norma ognuno dove deve stare.

Però l’utero è un organo del corpo delle persone di sesso femminile e la mercificazione c’è su ogni cosa, però solo per questo usiamo parole come l’affitto o la surrogazione che distorcono il senso.

L’utero è di chi ce l’ha.

E, se lo stato e chi cià le armi o i pulpiti, pensa di entrare nell’utilizzo del corpo delle persone, la dittatura è cellulare, altro che fole.

 

Scuse. Bieche scuse per non dare diritti a tutti i cittadini.

 

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