
Un filo di trucco.
poco, che tanto lo perdo.
insieme a quello del discorso.
una nuvola di profumo inutile. che però funziona lo stesso, contestualizza.
come al solito sto ancora in mutande e non mi ricordo dove ho lasciato la sigaretta. accesa. poco male, adesso si spengono da sole.
affronto l'armadio con un mantra consolidato: non ho niente da mettermi, non ho niente da mettermi, non ho niente da.
camicina ti vedo non ti vedo, via. troppo segretaria famelica.
cascmirino girocollo, via. troppo zia.
maglietta stampata, via. troppo for ever young.
toppino maculato panteroso...non ce l'ho. sospiro di sollievo.
tiritera superflua. tutte le strade portano alla canotta.
scollatura imprescindibile, castigata da un cardigan appena un po' triste.
capelli su, capelli giù.
vediamo da dove arriva la luce. se fa un’ombra, di doppio ci sarà pure il mento non bastassimo noi a far quattro.
quello che siamo e quello che mostriamo. oddio sei. quello che desideriamo.
quanta gente tutt'un tratto!
e anche il posto, mica a caso eh!
santi portatili, cagnolini che scodinzolano da stanze che parlano di noi.
beh, parlano. un po' imbeccate, magari, che il best seller lo levo di mezzo e magia! ecco comparire il tomo di società.
le calze lanciate in fondo al letto, già tolte, quelle che mi servono già indossate.
mi serviranno?
certo invitarlo a casa, subito così.
ma subito non è, che abbiano parlato tanto e insomma non mi basta più.
devo solo ricordarmi di chiudere la finestra alle spalle.che magari fa corrente con quella della chat.e poi mi ammalo.
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