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Mobbing in cucina
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Da quando sono a dieta i miei elettrodomestici si sentono demansionati; si sono rivolti ai sindacati per una vertenza nei miei confronti, eleggendo come Rappresentate Sindacale la Lista Della Spesa.

Ecco le istanze presentate dall’RSU.

─ La lista della spesa lamenta la mancanza di cibi a lei cari; ricorda con nostalgia quando compravamo con amore squisitezze come il Culatello di Zibello, il Lardo di Colonnata e la Porchetta d’Ariccia; il Pecorino di Fossa, il Bitto, il Castelmagno. Il pane di zucca mantovano e il pane di Altamura; pasta ripiena come i cappelletti, fatti ancora a mano da esperte sfogline, e la pasta fresca per preparare la Lasagna come Dio comanda. Altro giro: il macellaio di fiducia, iconografico nella sua cicciosità: «Ah signò, che le do’ debbono oggi, tutta robba de produzione mia!».

Dopo il demansionamento solo una spesa monotona e svogliata. Formaggi light con non oltre il 30% di grassi, al massimo un’indegna mozzarellina in busta dal sapore cartonato, proveniente sicuramente dalla Romania. Ottanta grammi di affettati già confezionati, come lo scivoloso petto di tacchino, petto di pollo in vaschetta, filetti di merluzzo al banco freezer. Verdure a volontà (surgelata è meglio, cuoce prima e non è da pulire), si mormora che facciano tanto bene alla salute.

─ La macchina del gas e il forno lamentano l’uso ormai ridotto al lumicino. Non più pentole dove sobbolliva per ore il ragù, non più padelle in cui si friggevano cotolette impanate con overdose di grassi insaturi. Non più trippa alla romana né lasagne al forno, non più parmigiana di melanzane come la faceva la nonna, con melanzane fritte come si deve ─ la melanzana grigliata suonava come una bestemmia. Ora solo rapide cotture, minestrone senza soffritto, verdure lesse e pesce al vapore. Totalmente scomparsi quegli odori che riempivano la cucina, l’olfatto e il cuore. La macchina del gas è infuriata con la vaporiera, che di fatto ha preso il suo posto, ma avendo una sua dignità non lo ammetterà mai.

─ La dispensa tace, si sente defraudata e svuotata di ogni suo ruolo. La lista della spesa mi ha sussurrato in un orecchio che ha iniziato a mostrare i primi segni di depressione da quando ho riposto, anziché dell’ottimo vino rosso da sorseggiare con gusto, contenitori di tetra pack con succhi di frutta senza calorie: un’onta al suo buon nome.

Ho ascoltato in silenzio e alla fine la mia decisione è arrivata. Cercando di far capire quanto mi costasse non poter ritornare agli antichi sapori, ho comunicato che non era possibile appellarsi allo statuto dei lavoratori, ormai cambiato con i nuovi decreti attuativi. In base a una nuova norma: In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali, che incidono sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti ad altro livello di inquadramento, avrei potuto tranquillamente demansionarli, senza incorrere in licenziamenti ingiustificati. In pratica, o dieta ferrea o il triste ultimo viaggio verso l’Isola Ecologica.

La riunione si è chiusa in un silenzio colmo di tristezza, ogni elettrodomestico è tornato mestamente al proprio posto. Con poca allegria, per festeggiare i mancati licenziamenti in tronco, mi sono aperta una bottiglia di vino rosso, Amarone di Manara per la precisione, che tenevo nascosta in cantina in casi di emergenza. Ho riempito il calice, anzi più calici, e ho bevuto quel nettare in ricordo dei vecchi tempi, il tutto nascosta in camera da letto per non irritare ulteriormente l’atmosfera già tesa in cucina.

À la santé, con buona pace dei sensi andati.

 

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