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Quando sarai grande capirai

Quando sarai grande capirai

scritto da Giulia Pretta

Pippo, quando sarai grande capirai. Ho perso il conto di quante volte me l’hanno detto. Questa frase ha infestato la mia giovinezza.
Mamma! Il pesce rosso nuota a pancia in su nella vaschetta. Cosa gli è successo? Pippo, quando sarai grande capirai.
Papà! Ma perché Dio ha ucciso tutti i dinosauri? E Adamo ed Eva dov’erano quando è successo? Pippo, quando sarai grande capirai.
Il futuro mi si apriva denso di potenzialità e comprensioni. Avrei capito la morte, districato la teologia, diamine avrei capito… tutto. Le ragazze! Soprattutto le ragazze!
Papà, cosa piace e cosa non piace alle ragazze? Pippo, quando sarai grande capirai. Però stai attento: ci vuole solo un secondo a sbagliare e poi lo rimpiangi per gli anni a venire. Lo diceva con l’aria di chi la sapeva lunga e che non era ancora riuscito ad imparare.
Ci si interrogava anche tra coetanei, chi più smaliziato, chi ancora acerbo. E un giorno mi rivelarono una cosa che mandava in visibilio le donne di ogni età.
«Credimi le ragazze impazziscono per una cosa simile».
«Sì, ma come si fa?»
«I riccioli li fai con la forbice, attento però! È una cosa delicata…»
«Ma davvero piace loro una cosa simile? Cioè, è strano no?»
«Che vuoi farci? Le donne non resistono: dicono che sia una premura nei loro confronti». «Ma i fiori, i cioccolatini, le poesie?»
«Uh ma che antiquato! E, stai a sentire me: la dimensione non conta poi così tanto. La presentazione è fondamentale. Il pacco ben presentato le fa sciogliere… se capisci cosa intendo». E giù a ridacchiare. E io che non capivo. Forse non ero ancora grande abbastanza per capire cosa volesse dire far sciogliere una donna.
Era l’impacchettamento a fregarmi. Gesù, quante volte iniziavo per poi accorgermi che era tutto al contrario. Togliere, girare, sperare di aver preso la misura giusta. E anche il colore: il colore sbagliato poteva mandare all’aria una serata romantica. Ora sono qui, passati i 40 anni, 26 anni di esperienza sul campo, svariate donne e ancora con lo stesso problema. Mi dicevano che avrei capito, da grande: la più grande menzogna che mi abbiano mai raccontato.
Non ho ancora capito, dannazione, non ho ancora capito come impacchettare i regali di Natale. Rivedo ancora i metri di carta sprecati da mio padre nel tentativo di avvolgere la scatolina con gli orecchini per mia madre: in suo favore, si poteva dire che nessuno avrebbe mai indovinato il contenuto di quell’ammasso di carta bitorzoluta. Un Natale, a 16 anni, pagai ben 5 mila lire mia sorella per preparare il pacchetto per la mia ragazza: ci tenevo a presentarlo bene. Posso consolarmi pensando che questi anni non sono andati sprecati: tutto sommato devo dire che ormai padroneggio bene l’arte di arricciare i nastri con la forbice.

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