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Quella Germania che rimosse l’Olocausto
Alexander Fehling in una scena del film

Anche lui non ne sapeva niente. Nato e vissuto in Germania, da padre italiano e madre tedesca, classe ’59, il regista Giulio Ricciarelli, ignorava tutto di quel periodo. Della storia del suo paese dal ’45 ai primi anni ’60. C’era come un buco, un buco nero – spiega il regista – dei fatti successi dopo l’Olocausto.
Nel suo primo lungometraggio Ricciarelli decide di raccontare quella storia, di come un intero popolo avesse scelto di non vedere e non ricordare. Un fenomeno di rimozione collettiva che impediva di accettare la realtà, anche dopo tanti anni la fine della guerra.

Un’eccezione nella immensa casistica di film dedicati allo sterminio nazista, tra cui l’ultimo e bellissimo “Figlio di Saul“.

E’ il 1957 e la Germania ovest è una giovane repubblica che sta cercando di guarire le sue ferite. Sotto la guida del moderato cancelliere Konrad Adenauer, i suoi abitanti hanno solo voglia di dimenticare, divertirsi e godersi finalmente la vita.

Gran parte del popolo tedesco non sa nemmeno cosa sia Auschwitz, solo qualcuno l’ha sentita nominare: è un posto lontano, in Polonia, dove forse c’erano stati dei “campi di lavoro” in cui venivano internati ebrei e prigionieri politici; in cui forse era morta della gente. Ma tutto rientrava nella normalità: c’era la guerra e gli ufficiali del Reich non potevano che obbedire agli ordini. I pochi che conoscevano la realtà del lager, tacevano. O perché conniventi all’epoca con i nazisti, o perché, sopravvissuti allo sterminio, avevano ancora paura di rappresaglie. Ma la maggioranza non voleva sapere, perché quello che confusamente percepiva, era troppo orribile da accettare.

A Francoforte, un giovane procuratore che fino a quel momento si è occupato solo di infrazioni stradali, entra in possesso di alcuni documenti che certificano gli orrori commessi nel lager polacco. Con coraggio e testardaggine, Johann Radmann (il bravissimo Alexander Fehling) porta avanti la sua battaglia per processare finalmente in terra germanica i responsabili della strage di milioni di persone. Aiutato da un piccolo pool di colleghi e incoraggiato dall’anziano procuratore capo, riuscirà nel suo intento, nonostante i mille ostacoli politici e burocratici.

Il labirinto del silenzio“, candidato agli Oscar per Germania, è un film civile e toccante. Curato e rigoroso nella ricostruzione storica, racconta l’orrore e l’urgenza di giustizia di pochi uomini determinati a beneficio di tutto un popolo, che si è macchiato dei crimini più efferati, ma anche riscattato, nel corso degli anni, forse più di tutti gli altri.

Il Labirinto del silenzio (Germania 2014) di Giulio Ricciarelli

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