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La Rivista Intelligente

Caro paperotto mio, ma come ci divertivamo all’inizio quando sul jet privato del papi ce ne andavamo a Rio a bere caipirigne fino all’alba e il sole pareva non tramontare mai su noi due? Com’è che canta il Pupo? “Su di noi nemmeno una nuvola. Su di noi l’amore è una favola”…
Non è che io ti amavo come calciatore, io ti amavo come un ragazzo romantico do Brasao al quale sembrava non importargliene nulla se ero la figlia del premier, del padrone di mediaset e di Mondadori, Einaudi eccetera.
Lo sai, patigno mio, che io volevo essere per te la tua Garota de Ipanema, e de Milano 3, ovviamente. Se mi importava qualcosa di diverso mi mettevo con quel bassotto fiorentino in carriera, il Matteo Renzi, con cui il papi ha anche cercato di farmi un combino invitandolo a pranzo e facendo venire i fotografi di Vanity Fair giusto per immortalare la mia noia.
Non volermene per l’orologio del Milan, è purtroppo un simbolo che noi della dirigenza regaliamo a tutti i giocatori più o meno dai tempi del Ruud e dell’Arrigo Sacchi. Dopo in privato ti porto il mio vero regalo… Con todo meo amor.

Ma torniamo al Milan. Ero bambina, ai tempi del Ruud e dell’Arrigo, ora però non lo sono più, e ho capito che devo prendere anch’io il mio posto nella squadra di famiglia se non voglio restare tagliata fuori dal gioco, che nel mio caso non è un campo da football ma un immenso patrimonio.
Oltretutto, come sai, non è facile riuscire a combinare qualcosa perché papi si fa dominare dai miei fratelli più grandi, il Piersilvio e Piermarina, due tipi che la sanno molto lunga.
Beh caro amore mio, tutto questo per dirti che se vuoi andare vai.
Mi troverai un po’ fredda, un po’ sciuretta brianzola, ma – che vuoi?- noi il business ce l’abbiamo nel sangue. Non posso proteggerti dal punto di vista professionale, posso però continuare ad amarti in privato. Ti basta, non ti basta? Non lo so, anatroccolo mio… ma forse può darsi che non basti a me. Non voglio fare come la Piermarina e sposare il Cigno ( di Segrate, mica il Lago dei Cigni che il marito fra l’altro ballava divinamente) … però c’è qualcosa in me – come un richiamo, se vuoi, genetico – che mi fa amare la società (la ditta) più del mio partner e più – che l’anima di don Verzé mi perdoni – di me stessa.
Il business è il nostro Dio and the show must go on. Mentre tu giocavi a calcio in spiaggia io ricevevo i rudimenti dell’istruzione dal Confalonieri, che vuoi farci? Sono cresciuta così. E in un certo senso sono più rude di Ruud. Me ne dolgo, talora, ma dopo un jet privato mi porta dove dimentico tutto, e tiro avanti senza lamentarmi, come sai.
Sempre tua comunque, mio bel riccetto
Barbara

Il Papero scrive (lettera di Pato a Barbara)

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