
G li avranno chiesto dove vai. Lui avrà risposto: “Là-Bas”. Laggiù. In Europa. Parte Yussouf, alla volta di un sogno, come molti. Ma è più fortunato, ha uno zio a Castel Volturno. Lo ospiterà, lo aiuterà a trovare un lavoro. Si sa, in Italia il lavoro esiste, ben pagato. Atterra Yussouf e in Italia trova fazzoletti da vendere al semaforo. Come l'amico Germain, come i fratelli senegalesi che lo accolgono all'inizio, che temono la disonestà più della fame, o della mancanza di corrente elettrica. Yussouf trova anche lo zio Moses, trafficante di droga con le tasche piene di soldi, i vestiti su misura, le notti nei locali. E l'eroe cade. Senza pensare di essere caduto. Crede di opporsi al proprio sfruttamento, al destino che altre mani vorrebbero tessere per lui. Un giorno s'innamora. Di una donna nigeriana costretta alla vita, che dopo un bacio non riesce più a guardarlo negli occhi. Lei sa che certi destini hanno una trama irreversibile. E alla fine la storia si fa pericolosa. A Castel Volturno resti in affari se paghi la camorra, qualunque pelle o credo tu abbia. Le minacce incalzano, Moses non cede, uno dei suoi viene ammazzato. Yussouf vuole riavvolgere il nastro. Ma la pellicola è inchiodata in loop sulla parola criminale. Può solo scappare. Dai camorristi che ammazzano Moses e i suoi. Dai soldi facili. Dai vestiti nuovi. Con null'altro che la sua nuda pelle, torna al principio. Alla casa che era stata dell'amico Germain, dove, compiuta la catarsi, i primi fratelli lo riaccolgono. “Là-Bas, Educazione criminale”, film di Guido Lombardi, Leone del Futuro al Festival di Venezia, è ispirato alla strage di Castel Volturno del 2008. Ma soprattutto è la storia di una scelta che porta con sé un percorso a perdere. Fino al niente. Da cui, nudi, si può ricominciare.
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