Dice: E' morto il rock.
Dico: Eh. Parole grosse. Di che stiamo parlando? Di musica? Di un movimento di ggiovani che oggi hanno sui settant'anni e ancora blaterano di Woodstock e Abbey Road? Di Bill Haley and his Comets? dei Bluebirds di Magaldi e Cavagnaro? Del duo metal-prog Astaldo & Cassante?
La banda di Ivano Fossati suonava davvero il rock? E perchè lui sì e, tipo, Antonello Venditti no?
Dice: ma il rock è ribellione, protesta, innovazione, mica voglia di far soldi suonando in giro per il mondo al miglior offerente. E non lo so se è vero. I Beatles partirono per Amburgo per due motivi primari: divertirsi suonando e trombando magari un po' e, soprattutto, sbarcare il pericolante lunario.
Soldi, dunque. Gli stessi che prende oggi Paul per megaconcerti autocelebrativi, solo molti, molti di più.
Più soldi meno rock? Forse.
Hey Hey, My, My, Rock & Roll will never die. E invece alla fine è morto.
Perchè mi sa che è morto davvero, stavolta. E non per i soldi, ma per un'altra ragione che tutti noi born in the fifties scacciamo dalla mente come una mosca fastidiosa, a long black cloud coming down.
Quale?
Bassi martellanti, assoli incendiari, voci laceranti, drumming sregolati e millimetrici, melodie dolcissime ma graffianti, tastiere sviluppate elettronicamente fino alla spersonalizzazione, watt e decibel in crescita esponenziale, sono durati 60 anni, una vita lunga, spericolata, appassionata, maledetta, bellissima.
Ma è finita, non c'è più niente da dire, ammettiamolo.
It has been rock&roll, but we liked it.
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