
Avolte appaiono album perfetti. Molti grandi artisti in carriera ne hanno uno. Raramente di più, e nel caso molto diversi tra loro, e a molti anni di distanza. Lo chiamano stato di grazia. Il momento magico, la vetta, oppure la summa: un lavoro che sfolgora nel suo contesto temporale, e la cui scia rimane per decenni.
Nel 1985 Paddy McAloon da Durham, Newcastle, ha 28 anni e un più che promettente esordio dietro le spalle ("Swoon", uscito l'anno precedente). È il leader assoluto di una band dal nome bizzarro e mai spiegato: Prefab Sprout. E nel mezzo del decennio da bere firma "Steve McQueen", in omaggio al leggendario protagonista di "La Grande Fuga" e alla sua passione per le moto (solo in USA uscirà col titolo "Two Wheels Good" a seguito di una disputa con gli eredi dell'attore).
É un'opera talmente ricca di idee, talento ed eleganza che da sola basterebbe a smentire i denigratori degli anni'80: per intenderci, siamo agli antipodi del pop usa e getta di Duran Duran & affini. A differenza dei quali, non a caso, sia l'album che la band in generale assaporeranno critiche entusiastiche ma soltanto una rispettabile popolarità.
Si è cercato di etichettare il disco e il suo autore senza riuscirci. Non è pop, ma ne è contaminato. Non è rock, ma ne usa il linguaggio. Non è folk, ma ne ha colto alcuni aspetti. Non è jazz, ma il jazzista non disdegna. Hanno scritto che vi si intravede la cattiveria di un Costello, il soffio lirico di un Leonard Cohen più ironico, l'imprevedibilità melodica di un Brian Wilson non ancora scivolato nella paranoia.
Per il semplice ascoltatore è solo il puro piacere di un album perfetto.
E il suo creatore forse è d'accordo.
Infatti ventuno anni dopo, afflitto da una serissima patologia oftalmica, si chiude in casa e ne riarrangia otto brani su undici, utilizzando solo voce e chitarre, un'armonica, un tamburello. Ci mette più tempo che a incidere l'album originale. Ma con che risultato.
L'essenzialità della versione del 2006 aggiunge stupore allo stupore, la vita trascorsa la riempie di un senso più profondo, a tratti struggente. La voce segnata ammanta i testi di consapevolezza e malinconia, la perfezione di allora si rinnova in una dimensione di bellezza che si sottrae a qualsiasi raffronto col tempo.
L'album perfetto di un album perfetto.
Di lì a poco, a Paddy McAloon, appena cinquantenne, è diagnosticata la sindrome di Ménière, che dopo la vista gli sottrarrà gradualmente anche l'udito. Questa la pena infame che il destino ha deciso per uno dei songwriter più geniali e sottovalutati che la nostra epoca recente ci abbia regalato.
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