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La Rivista Intelligente

 

Dedicato alle donne che sognano l’incontro del destino.

A trent’anni, quando ancora il fisico viaggiava di pari passo con la gravità, feci con amici un viaggio in Marocco.

Marocco terra di colori, odori, riverberi di sole accecante, ocra ovunque. Marocco terra di sudori e d’incontri.

Per tutta una serie di coincidenze conobbi un tuareg; sì proprio così, incredibile ma vero. All’improvviso mi apparve davanti un uomo in blu, alto, occhi neri, sguardo penetrante. Un bell’esempio di tuareg, care mie, da far perdere la testa. Mohamed, nome del tuareg, la perse per me. Non chiedetemi perché. Forse per l’abbondanza della carne, forse per il viso vagamente mediorientale.

Incominciò a chiamarmi gazelle. No, dico, Mohamed, gazelle a me? È come chiamare Hippo Hippo libellula! Poi mi spiegò che per i tuareg tutte le donne sono gazelles, spiegazione ragionevole e romantica.

Per una settimana mi trattò da Regina del deserto, mentirei nello scrivere che non fossi lusingata. Insieme agli amici miei, con cui feci il viaggio, fui ospite a casa sua per un paio di giorni. Poi decise di portaci nel deserto nella sua tenda da Beduino.

Il Deserto non si descrive, impossibile da fare. Si vive, rotolando sulle dune, camminando sui cammelli, dormendo coperta dai tappeti. Arrivò il giorno della partenza. Mohamed insisteva che io rimanessi lì con lui, sarei diventata la sua principessa, avrebbe pensato a me per tutta la vita.

Gli dissi che ci dovevo pensare e ci pensai sul serio, chi me lo faceva fare a ritornare in Italia mentre sarei potuta essere una regina nomade del deserto?

Pensate che sia rimasta? Vi disilludo subito. No, presi il mio aereo di linea e tornai in Italia. Immagino che alcune di voi si chiederanno il perché. Perché ho rinunciato a questa vita nomade e selvaggia? Ve lo spiego subito.

1) Facile chiamare tutte gazelle, non ti sbagli con il nome. Corna, sì, intendo corna in abbondanza. Su ammissione orgogliosa dello stesso Mohamed.

2) Il deserto è magico per due giorni, ma provateci voi a viverci per settimane, senza bagno, lavandosi come i gatti. Provateci voi a dormire con una temperatura che scende sotto lo zero e ti svegli un blocchetto di ghiaccio, facendo colazione con una brodaglia imbevibile. Provate a smontare e rimontare le tende ogni due giorni. E poi sfatiamo il mito che vestendosi in nero il caldo si senta meno. Si sente, vi assicuro che si sente, salviettine rinfrescanti in continuazione.

3) Il punto fondamentale che mi fece decidere l’ho lasciato per ultimo, una delizia. I cammelli, questi simpatici animali, che fanno camminare in fila indiana, dall’ andatura sgraziata e l’indole irritabile. Oltre a essere scomodi, lasciandoti il fondo schiena e la schiena a pezzi quando scendi, sempre se riesci a scendere, cagano e pisciano in continuazione. Vi assicuro non è un bello spettacolo vedere e soprattutto sentire il cammello davanti a te che fa in continuazione rumori, flatulenze maleodoranti, cacca e pipì. Nemmeno la mascherina basterebbe, ebbene pensate una vita sopra la gobba dell’adorabile animale.

Così fini in maniera molto poco romantica la storia d’amore tra un tuareg e un’europea. Magari a voi, romanticone, andrà meglio, magari resterete. Ma il riscaldamento e la macchina non hanno prezzo.

Salam Aleikum

 

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