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La Rivista Intelligente

Veltroni, D’Alema, Zingaretti, Bettini, Bersani. Una generazione incredibilmente resiliente, che di fatto ha aperto le porte – per esaurimento nervi dell’elettorato – alla peggiore iattura che potesse capitare in Europa. E’ mai possibile che questa generazione, con le sue opinioni stantie, i suoi luoghi comuni insopportabili ancora campeggi in prima pagina, sui quotidiani mainstream, primo fra tutti quello in cui l’ombra di un grande giornalista (celebre però per le sue analisi e profezie puntualmente toppate) mantiene ostinatamente la barra?
Partiamo da un assunto certo: L’Italia di oggi, quella vera, non la si capisce dai giornali o dalla tv. È invece tutta nei milioni di commenti quotidiani a post e tweet, dove emerge, nella sua miseria bipartisan, l’ignoranza profonda, abissale, sconfinata che regna in questa terra, divisa da una linea non politica ma culturale.
Due mondi: da un lato i trogloditi fattisi furbi, manipolatori senza difficoltà di masse senza stella polare o, peggio, seguaci di allucinazioni visive anche di pessima fattura. Dall’altro, gli eredi di stagioni mai completamente analizzate e digerite nella loro vera essenza, sessantottini di retroguardia appena più civilizzati della prima schiera ma incapaci di venirne a capo.
Che fare allora? Tutto è perduto, negli sbrodolamenti giornalieri di profeti improbabili, dagli occhi iniettati di sangue o dalle espressioni fintamente rassicuranti imparate in qualche scuola di partito?
Io penso ancora che esista una spinta silenziosa, una consapevolezza potenzialmente in grado di superare l’abisso che incombe, causato dal marchio, per molti indelebile, dei due mostri italiani: fascismo e comunismo cucinati nella salsa nazionale dell’anarchia.
Mi piace chiamarlo terzo mondo, questo mare calmo e profondo che si intravede, sofferente, nei socialnetwork e nei bar la mattina, in certi sguardi che cercano di andare oltre la schiuma del cappuccino, timorosi ma saldi e pazienti.
Non resta che augurarsi che il sentimento raziocinante, prodigioso ossimoro, trovi un canale di espressione prima che sia troppo tardi.

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