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La Rivista Intelligente

Ci sono canzoni che, per quanto meravigliose, sembrano condannate all’oblio da logiche di mercato, da mode passeggere che durano una stagione. Se poi l’autore che le canta è stato un sovversivo morto suicida, è davvero difficile che vengano trasmesse, ascoltate. Eppure emozionano, mantenendo inalterata, a dispetto dello scorrere del tempo, la loro forza espressiva.
“ Non posso certo competere con Phil” disse Bob Dylan, negli anni ’60, consapevole di doversi confrontare con un personaggio eccezionale. Compositore, cantante, giornalista, agitatore sociale, Phil Ochs partecipò da protagonista alle grandi manifestazioni contro la guerra del Vietnam, alle lotte per i diritti civili.
Fu “il vero cronista della protesta… outsider totale, poeta del talking blues più urbano e tagliente, cittadino del Village dal 1961” scrivono Ernesto Assante e Gino Castaldo in Blues, Rock, Pop.
Lo voglio ricordare con When I’m gone, una canzone che dovette amare molto, prima che l’alcolismo lo travolgesse. L’incisione parrà datata, il sound approssimativo, il video ingenuo, ma la voce, il testo e la melodia conservano la capacità di trasmettere emozioni, di indurre riflessioni.

“…There’s no place in this world where I’ll belong when I’m gone
And I won’t know the right from the wrong when I’m gone
And you won’t find me singin’ on this song when I’m gone
So I guess I’ll have to do it while I’m here…”

And I won’t feel the flowing of the time when I’m gone
All the pleasures of love will not be mine when I’m gone
My pen won’t pour a lyric line when I’m gone
So I guess I’ll have to do it while I’m here.”

“…Non ci sarà un posto al mondo dove potrò stare, quando sarò morto
E non distinguerò più il bene dal male, quando sarò morto
E non mi troverete a cantare questa canzone, quando sarò morto
E allora mi sa che dovrò farlo finché sono vivo

E non sentirò più lo scorrere del tempo, quando sarò morto
E tutti i piaceri dell’amore non ce li avrò più, quando sarò morto
Dalla mia penna non uscirà mai più un verso, quando sarò morto
E allora mi sa che dovrò farlo finché sono vivo…

(Versione italiana di Riccardo Venturi)

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