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La Rivista Intelligente

Michan aveva una quarantina di anni. Una sera dell’inverno appena passato  è morto a Dublino, in una notte fredda. Non è bastato il suo sacco a pelo  che è rimasto per giorni, sul muro, a ricordare a chi passava quale sia il letto di molti dublinesi. La targa, scritta a mano non ha bisogno di commenti: “NE ABBIAMO ABBASTANZA. Questa notte il nostro collega è morto di freddo ed esaurito fisicamente. Non gli è stato concesso un posto al riparo notturno per i senzatetto“.

Quando le guide attraversano la Liffey spiegano che il fiume divide Dublino in due parti, la parte Sud, quella “posh”, elegante e la parte Nord, quella popolare, povera. Michan però è morto nella parte Sud. Perché il confine a Dublino è un altro, invisibile tra la zona dei Docks, quella di Google, di Facebook, delle banche, delle assicurazioni, dei palazzi alti e moderni e il resto della città.

Dublino ha due facce diverse, contraddittorie. Le cifre raccontano che nel 2017 il PIL è aumentato del 7.8% (nel 2015 era aumentato del 25.3%), che in Irlanda hanno la sede europea metà delle prima 30 banche mondiali. Se si guarda però dall’altra parte altre cifre dicono che a Dublino ci sono circa 10.000 persone senza abitazione tra le quali 4000 minorenni. Duecento persone vivono per strada, Michan era tra questi. Quella sera ha bussato alle strutture di accoglienza ma non c’era posto.
Le 200 persone non le troverete a dormire all’ingresso della sede di Google o di Airbnb, verrebbero cacciati. Li trovate la notte davanti alle porte dei negozi della pur ricca Grafton Street, o magari in una tenda a Temple Bar quando finisce il divertimento nei pub.

Tutto è iniziato con la grande crisi tra il 2008 ed il 2011, quando la gente perse lavoro e case. C’è un nesso tra la crisi e il decennio precedente, quello della cosiddetta “Tigre celtica”, quando i soldi giravano, ma i prezzi delle case erano alle stelle e la gente accendeva mutui molto alti. Improvvisamente la perdita del lavoro, l’impossibilità di pagare le rate, la casa che valeva la meta’ del valore cui era stata acquistata. Questo spiega anche perché, tra gli homeless ci siano tanti senza tetto, molti sono i figli di coloro che hanno perso la casa a causa della crisi, improvvisamente sbattuti sulla strada.
I turisti si meravigliano, e si chiedono perché non lavorino, perché in un paese in cui la disoccupazione è minima siano a dormire per strada e a chiedere la carità, dicono «Vuol dire che non hanno voglia di lavorare». Purtroppo è difficile quando si entra nella spirale della povertà, uscirne. Provate a mandare un curriculum in cui l’indirizzo è una tenda nella periferia di Dublino, provate a presentarvi a un colloquio dopo aver dormito all’aperto. A questo si sommano, ma spesso è una conseguenza, problemi di alcolismo o droga.

Dare una casa a tutti dovrebbe essere una priorità per l’Irlanda, specialmente di fronte ad una crescita economica importante. Purtroppo non lo è.

Fulvio Rogantin 

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