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Sì, ma com’eri vestita?
Sì, ma perché ci sei andata?
Sì, ma perché ci sei tornata?
Sì, ma perché non l’hai detto subito?
Sì, ma perché non hai reagito?
Sì, ma perché oggi?
Sì, ma perché non hai denunciato?
Sì, ma perché non hai insistito?
Sì, ma perché hai ubbidito?
Sì, ma: avverso te che hai subìto qualcosa, non rivolgo domande a chi ha inflitto. Perché?
Poi vorrei capire se è prevista una prescrizione della rivelazione. Cioè: chi decide quanto sia il tempo massimo concesso per dirlo? Se mi è successo da bambina, a 53 anni è tardi? Dopo un tot, ci si taccia per sempre? Come se a ogni narrazione della cosa dovesse corrispondere un giudizio processuale e ci fosse un’attenuante dovuta ai decenni passati ‘dopo tutto sto tempo! Ormai!’. Magari ci fosse un’imputazione ogni volta, ma non è così. Però chi parla sì, viene giudicato ed è passato al setaccio della credibilità e della gravità dell’accaduto.
E poi c’è un aspetto che non smette di farmi dibattere tra me e me: se una persona sente fastidio rispetto ad atti o parole di un’altra persona, ciò può essere legato alla sensibilità specifica di chi percepisce il fastidio, d’accordo, ma esiste il diritto a questa sensibilità specifica? O stabiliamo che fino allo stupro è tutto trascurabile e non degno di nota? Come stabiliamo una graduatoria di tutti i possibili abusi?
Tipo:
le promesse di ritorsione,
le blandizie,
i toccamenti sgraditi
i toccamenti forzati
i toccamenti manipolativi, cioè con persuasione occulta da adulto a minore
l’abuso con promesse di carriera
gli avvicinamenti e i toccamenti fintamente amichevoli, ma veramente sessuali
la prepotenza sul corpo senza coinvolgimento dei genitali
lo stupro?
E a che punto di questa lista possiamo ritenerci in diritto di raccontare (perché anche raccontare, mò, eccheppalle co tutti sti racconti! Oltre al danno, anche il bavaglio sociale, è scattato), in che punto sarebbe giusto denunciare alle autorità, ritenersi giustamente incazzate? Cioè la domanda è: oltre a nessuna parola, nessuna denuncia, nessun lamento, c’è qualcosa d’altro che la comunità umana ritenga lecito?
Se attorno all’abuso si crea la caciara, le questioni di lana caprina, i singoli casi, se si montano a neve le ambiguità, le distinzioni, la famiglia lo stato la chiesa le istituzioni blablabla, si annientano ancora una volta le vittime e non si arriva al punto:chi ha potere, lo usa. E ne può abusare. Chiunque, dottori, professori, registi, padri, caporali, polizia, chiunque con una pistola, chiunque con un carisma, con più denaro di te, un centimetro più in alto di te, può abusare e lo farà, avendone l’occasione.
Non vince l’etica
La ferocia è più forte dell’educazione,
Facciamo finta che questo dibattito sia civile, mentre siamo in una rissa a colpi in faccia e mozzichi alle orecchie nel tentativo da una parte di dire che non è niente, e dall’altra che è un’eternità che facciamo pippa e se semo rotte di tacere.
Potendo, oh, potendo, io vorrei un mondo di ragazze elettriche, così, giusto per alternarci un po’.

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