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La Rivista Intelligente
Una stroncatura ogni tanto ci vuole
Le due "cinefile" Giuliana Maldini e Costanza Firrao
Una sceneggiatura irrisolta
di Costanza Firrao
Le due amiche decidono di andare al cinema alle 13, in un grande multisala nel cuore di Milano. Il film è appena uscito e la presenza di un’attrice amata, la marsigliese Ariane Ascaride, è una garanzia per entrambe. Trieste, col mare in “riva” o tra gli scogli della spiaggia di Duino, è lo scenario in cui si muove Isabelle, francese trapiantata da anni in Italia. Astrofisica di pregio, dà ripetizioni saltuarie a ragazze e ragazzi del luogo, ospitandoli nella sua bella casa di campagna in collina, tra i vigneti di Cormons. Il figlio Jérôme, rimasto in Francia, va a trovarla di tanto in tanto e seppur legati l’uno all’altra da un amore quasi viscerale, il rapporto tra i due negli ultimi tempi si rivela piuttosto complicato. A parte l’entrata in scena di Davide, uno degli studenti di Isabelle, il film si snoda in una vicenda lenta e poco comprensibile nelle sue dinamiche. E quando pensi di aver finalmente capito qualcosa, i titoli di coda scorrono inesorabili, lasciando le due amiche cinefile (insieme a un altro paio di spettatrici) smarrite e confuse. Mirko Locatelli, il regista milanese che ci aveva regalato con le precedenti pellicole – Il primo giorno d’inverno (2009) e I corpi estranei (2013) – due prove di grande maturità e capacità d’introspezione, sembra perdere con questo ultimo film (Isabelle), bussola e coordinate. La storia vorrebbe indagare su relazioni complesse nate in seguito a un evento drammatico avvenuto tempo prima, ma la sceneggiatura resta irrisolta, lasciando buchi qua e là, senza mai arrivare a una conclusione. La recitazione di Ariane Ascaride è sempre magistrale ma si rimpiangono i ruoli in cui è diretta da suo marito, il regista Robert Guèdiguian (La casa sul mare-2017), che peraltro è tra i produttori del film.
isabelle
Ma il regista cosa avrà voluto dire?
di Giuliana Maldini
Per la prima e ultima volta ho avuto l’ardire di andare a vedere un film senza essere sufficientemente informata. Mi sono fidata dell’attrice Ariane Ascaride che non ha mai sbagliato un colpo (e anche qui è bravissima) e delle tre palline sul Corriere. Mi sono precipitata al cinema Anteo mangiando velocemente una pizza mentre guidavo con le mani unte, ho lasciato l’auto in sosta vietata rischiando la multa (ma per il cinema se fa questo e altro). All’inizio il film mi sembrava interessante nonostante i ritmi un po’ lenti: ambientazione suggestiva, una bella casa nel verde vicino al mare e una recitazione eccellente. Ci si coinvolge da subito nel vedere la complicità tra madre e figlio che, tra discussioni e carezze, hanno certamente un segreto da nascondere ma la vicenda, che dovrebbe suscitare sempre più curiosità e partecipazione, finisce invece come un soufflè che si sgonfia o come un quadro non finito. Ormai c’è la moda dei finali aperti (perché no?) in cui lo spettatore torna a casa con la testa piena d’interrogativi (ho capito bene o non ho capito niente? Cosa avrà voluto dire il regista?). Io di questo film ho capito che non c’è proprio niente da capire.
Isabelle – di Mirko Locatelli – Italia/Francia 2018

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