Durante le manifestazioni “No King” dell’estate scorsa a Washington, abbiamo visto cartelli inneggianti all’Indipendenza dell’America dall’Inghilterra: “Abbiamo rifiutato i Re fin dal 1776”, o citazioni dal Padre fondatore Thomas Paine: “In America, la Legge è Re!”
Quest’anno si dovrebbero festeggiare i 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza dalla monarchia inglese (4 luglio 1776) e intanto Trump, che compie 80 anni il 14 giugno, ne ha approfittato per far costruire un enorme ring di wrestling proprio davanti alla Casa Bianca, facendo pagare ai contribuenti la sua festa di compleanno come parte dei festeggiamenti per l’anniversario dell’Indipendenza. L’orrenda struttura metallica, detta “Artiglio”, giganteggia sopra la Casa Bianca e costeranno una fortuna solo le misure di sicurezza ad un evento che attrarrà migliaia di spettatori nei giardini circostanti.
Il wrestling, lotta libera spettacolarizzata in cui i combattenti fingono di farsi a pezzi, è sempre piaciuto a Trump. I suoi comizi, pieni di menzogne, sono spettacoli di wrestling in cui massacra di insulti i colpevoli di lesa maestà. Trump vuole che l’Artiglio resti sul prato della Casa Bianca per sempre (lo ha paragonato alla Torre Eiffel) e usa il wrestling come attrattiva per i giovani maschi americani disamorati di un Presidente che ignora tutte le sue promesse elettorali, non riduce il costo della vita, è invischiato in guerre contro paesi lontani, svuota le casse del Tesoro in progetti vanagloriosi e riempie le proprie tasche con fondi illegali, mentre gli americani non sbarcano il lunario. Molti si chiedono se sia ancora il popolo a governare, o un aspirante imperatore, e se la Legge sia ancora sovrana. Per l’anniversario sono previsti fuochi d’artificio in tutto il paese, ma l’aria che tira dopo gli omicidi e le brutalità commesse da squadracce impunite dell’ICE, non è aria di festa, ma di funerale, il funerale della democrazia.
La celebrazione dell’anniversario era stata progettata da una commissione bipartisan del Congresso, e riconosciuta da Barak Obama nel 2016 con la sigla A250 (America 250). L’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha mandato all’aria ogni progetto bipartisan, impedendo la programmazione delle attività e togliendo i fondi a chi volesse organizzare qualcosa. Trump ha creato un proprio programma MAGA per festeggiare l’anniversario, finanziato da TUTTI i contribuenti: “Freedom 250”. Era prevista una serie di spettacoli musicali nei 50 Stati, ma molti artisti si sono ritirati, perché il programma è troppo politico, non super partes come dovrebbe essere. Trump, scornato, li ha accusati di essere artisti strapagati e senza valore, e ha scritto in un post che preferisce sostituire i concerti con i propri comizi, rallegrati da marce militari. Che strazio, un narcisista con lessico da quinta elementare, che ripete le stesse idiozie e falsità fino al rimbambimento.
Jill Lepore, docente di storia americana all’università di Harvard, ha scritto sul “New Yorker” che gli Archivi Nazionali e il prestigioso Museo Smithsonian di Storia Americana hanno rinviato le mostre progettate per la celebrazione perché Trump detta legge su cosa sia la Storia Americana. I fondi sono stati assegnati a chi celebra la grandezza e il valore militare degli Stati Uniti. Nella Storia Americana non è mai esistita la schiavitù dei neri, il genocidio dei Nativi o il furto sistematico delle loro terre.
Alcune organizzazioni nazionali e statali si sono rifiutate di piegarsi a questa distorsione dei fatti storici. L’Istituto Carta dei Diritti si era associato alla Fondazione Camere di Commercio USA per tenere lezioni di Educazione Civica in tutte le scuole del paese, ma i docenti hanno paura di insegnare educazione civica e toccare argomenti che i genitori MAGA e il Governo stesso vogliono censurare. Questo non sembra più il paese della libertà, ma un incubo di Orwell.
Trump usa altre forme di minaccia, oltre la censura. L’Archivista a capo dei “National Archives” è stato licenziato, insieme al capo della “Library of Congress”, la Biblioteca Nazionale del Congresso, una delle più importanti al mondo, che conserva milioni di documenti storici. L’amministrazione Trump ha anche imposto alla “Smithsonian Institution”, il più grande complesso di musei del mondo, di eseguire gli ordini. Sono tutti terrorizzati, e alcune organizzazioni hanno deciso di non fare nulla. Non riescono a fingere di celebrare.
C’è anche chi sceglie di denigrare l’anniversario dell’Indipendenza. La giornalista Nicole Hannah-Jones ha scritto: “La principale ragione per cui i coloni americani decisero di dichiarare l’indipendenza dall’Inghilterra era perché volevano proteggere l’istituzione dello schiavismo”. Sappiamo che la rivoluzione americana scoppiò per l’ingiusta imposizione di tasse a coloni che non avevano diritto di voto, ma è pur vero che gli inglesi già dal 1772 avevano stabilito, con la sentenza storica del Caso Somerset, che uno schiavo non poteva essere deportato con la forza, rendendo di fatto illegale avere schiavi in Inghilterra. Da ciò seguì il divieto di tratta degli schiavi (1807) e la dichiarazione di illegalità della schiavitù stessa in Gran Bretagna. Gli americani dovettero combattere una sanguinosa guerra civile (1861-1865) per liberare gli schiavi delle piantagioni del Sud, e ancora oggi, dopo 160 anni, il governo Trump vieta che si parli di fatti storici vergognosi come i linciaggi del Ku Klux Klan, perpetrati sui neri fino al 1981.
Nel 1976, per il Bicentenario, il Metropolitan Museum of Art fece una spettacolare mostra di 6.500 metri quadri su Benjamin Franklin e Thomas Jefferson. Nel 2026, il Met prevede di mettere in mostra, nell’Ala Americana, solo 32 opere della propria collezione. Se devi escludere tutti i dipinti in cui compaiono pellerossa e schiavi neri, o altri soggetti storici in cui la grandezza dell’America sia discutibile, tanto vale autocensurarsi fino all’irrilevanza.
L’Amministrazione Trump, insieme al DOGE di Musk, ha sventrato la “National Endowment for the Humanities”, una agenzia federale indipendente che finanzia musei, luoghi storici, università, biblioteche, TV pubbliche e stazioni radio. Trump ha tagliato del tutto i fondi alla “National Public Radio”, che possedeva oltre mille stazioni radiofoniche; ha fatto chiudere la CPB (Corporation for Public Broadcasting) che assicurava accesso universale a trasmissioni non commerciali, educative e culturali d’alta qualità. Queste istituzioni pubbliche, nel 1976, avevano organizzato celebrazioni ambiziose, ma ora sono state ridotte al silenzio o distrutte.
In America non se ne parla molto, ma questo è il massacro sistematico della libertà di parola. Parlare di fatti storici come la schiavitù o lo sterminio delle Nazioni Indiane è oggi considerato “ideologia corrosiva”. Dire che il primo Presidente George Washington possedeva schiavi è denigrarlo. Bisogna far finta che quegli schiavi non siano mai esistiti. Gli Stati Uniti sono nati da una rivoluzione, ma gli storici parlano di “rivoluzione incompiuta” per le donne, per gli Afroamericani, e per le nazioni Native a cui è stata negata l’uguaglianza, la libertà e la sovranità che la Rivoluzione aveva promesso.
David Frum (“The Atlantic”, 31 maggio ’26) sostiene che la celebrazione del 250° anniversario fatta da Trump sarà un fiasco. “Il Presidente ha trasformato un’occasione solenne in un Giorno di Trump”. Per un Presidente impopolare doveva essere facile sfruttare questa occasione unica per reinventarsi come leader di tutto il popolo americano. “La sola cosa che doveva fare era – per una volta nella vita – non comportarsi come un egocentrico pazzo”. Ma è più forte di lui.
Trump ha deciso di trasformare il giorno dell’indipendenza dalla monarchia in una celebrazione monarchica di se stesso, blasonando il suo volto su monete e banconote, esponendo la propria immagine minacciosa su striscioni per le strade di Washington. Ha trasformato il Giorno dell’Indipendenza in un pacchiano culto della personalità.
Thomas Paine, nel suo pamphlet “Common Sense” (1776), scrisse che il governo dei Re “era l’invenzione più fiorente messa in piedi dal Demonio per promuovere l’idolatria. I barbari rendevano onori divini ai re morti, e la Cristianità ha migliorato il piano facendo altrettanto con quelli vivi”.
Trump ha in progetto di erigere a Washington un arco trionfale stile Albert Speer (l’architetto personale di Hitler), ma quale trionfo celebrerà mai? La sconfitta nel Golfo Persico? Il suo progetto di una sala da ballo grande il doppio della Casa Bianca si è arenato per mancanza di finanziamenti dai suoi oligarchi, e ora Trump vuole mungere un miliardo di dollari dai contribuenti per costruirla. Se alle elezioni di novembre i Repubblicani perderanno il controllo di Camera e Senato, invece di una sala da ballo in stile regale Versailles, la cospicua caratteristica della Casa Bianca 2026 sarà la Voragine aperta da Trump, quella dell’Ala Est demolita e quella ben più profonda del Debito Pubblico.

Immagine da MacLeod Cartoons
Anniversari Democrazia Wrestling

Quanto è oscuro questo tempo storico. Onore a tutti coloro che resistono e fanno sentire la loro voce.
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Grazie Patrizia per questa documentata sintesi storica!!!
Molto avvilente lo stato delle cose, niente è mai conquistato e si torna tristemente indietro!!
Brava che ne scrivi!!!!
Delirio… ma che sia il sintomo di un male più profondo che ammorba le società liberal-democratiche?