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Scritture

All’ora della cena

MASSIMO SALVADORI
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Immagine di Pier Luigi Orlandi

Un pacchetto di caffè in grani
– ho visto ieri nuovi arrivi nella drogheria sul corso –
due litri di succo di pompelmo
il latte per chi non lo digerisce
biscotti secchi, per la colazione.
Non fare le valigie, ti prego, non partire ancora.
Ammetto che ho sbagliato, non posso fare ciò che voglio
prometto che cerco di cambiare.
Compro carne per il pranzo? Non ascolti, anzi
mi rispondi che ti senti presa in giro.
In farmacia ti serve niente? Le sigarette,
proviamo un’altra marca? Devi chiamare un taxi
tra un’ora il treno parte. E dove vai adesso, a che numero ti chiamo?
La mia agenda, dove l’ho messa, io senza di te non trovo niente, non so chi sono,
mi sento assente anche in questa stanza. È questo il punto, stai dicendo? Perché ti affretti,
non andare… almeno dimmi quando torni, stasera forse?
Ti aspetto sveglio, come sempre, tanto noi ceniamo tardi.

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MASSIMO SALVADORI

Nasco a Modena, ma rivendico ascendenze liguri, toscane, venete. Trapiantato a Napoli, rimango uomo di pianura: il grido dei gabbiani è una sorpresa quotidiana che ad ogni giorno e notte si rinnova. Insegno filosofia in un liceo di frontiera, ma i confini, si sa, sono un’invenzione e la realtà riesce anche a superare metafisica e immaginazione. Scrivo quando le parole assomigliano a quel che sento e sono: a volte penso, a volte vivo, il più delle volte devo invece impegnarmi a sopravvivere. Dal 2015 collaboro a LRì, un’esperienza azzurra di amici, amiche e di parole.

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