Questa è una lettera di Carla al suo ex, Benedetto. Me la mostrò lei tempo fa quando, in occasione di un trasloco, mise in ordine qualche avanzo del suo passato. Segue la breve replica di Benedetto, dimenticata per secoli nella stessa busta.
Caro Benedetto,
ti chiedo perdono se, con questo messaggio, rompo il silenzio che ci siamo imposti un anno fa e ti prevengo: se non risponderai, esplicitamente, con un semplice “no” entro un mese da oggi, io scriverò la storia che riassumo di seguito e che potrebbe ferirti. Al contrario, se tu me lo vieterai esplicitamente, non la scriverò e, comunque, non la pubblicherò, né la farò leggere a nessuno.
Se non ricordo male – e credo proprio di ricordare bene, perché rammento con esattezza e lucidamente ogni nostra conversazione, anche le più banali o insolenti – tu mi dicesti, circa due anni fa, che tua nonna si stava ammalando di Alzheimer e che, malgrado le raccomandazioni dei sanitari, i tuoi genitori non erano riusciti a convincerla a lasciare casa sua. Chiunque avrebbe fatto come lei, povera donna, che era vissuta in quell’appartamento per tutta la sua vita da adulta, assieme a tuo nonno, mancato pochi anni fa. È difficilissimo riuscire a ripiantare alberi adulti, anche solo per accompagnarli degnamente al loro camposanto.
Un male terribile, l’Alzheimer… Osserva, per esempio, che bisogna scrivere questo termine con la A maiuscola; è vero che si tratta del cognome di chi descrisse per primo questo morbo, ma non si fa lo stesso in altri casi – per esempio, l’unità di misura dei biochimici chiamata dalton non viene scritta con la D maiuscola, pur derivando dal cognome del grande John Dalton. E poi, morbillo, lombalgia e scarlattina, come mille altre malattie, si accontentano della minuscola. Probabilmente, la maiuscola di Alzheimer è una forma di deferenza e timore nei confronti di un male oscuro e inesorabile che segrega l’animo in un labirinto impenetrabile.
Ricordo la tua soddisfazione quando tua nonna ti regalò il suo quadernetto di ricette di cucina, un patrimonio della memoria, quella che lei sta per perdere o ha già perso, quella che ti ha insegnato a essere un cuoco abbastanza bravo – anche se meno di quanto gli elogi altrui ti fanno credere.
Ora, mi è accaduto un fatto strano che potrebbe essere collegato all’Alzheimer di tua nonna.
Nonostante le sue dimensioni ridotte, la città nella quale mi sono trasferita dopo il nostro patatrac ospita un ospedale specializzato nelle malattie neurologiche, uno dei principali centri nazionali per il trattamento dell’Alzheimer.
Cosa c’entra con tua nonna?
Come sai, io non ho ma avuto il piacere – o forse il dispiacere – di incontrare nessuno dei tuoi genitori, cosa un po’ sorprendente dato che la nostra storia è durata parecchio tempo, anche se bisogna considerare che loro vivono – o vivevano, ora non so – sull’altra sponda dell’oceano. Sta di fatto che, alcuni mesi fa, ho cominciato a incontrare una coppia di una settantina d’anni, con lui che ti assomiglia molto. Li ho osservati per la prima volta alla presentazione di un libro di memorie di un attore comico che fu molto celebre qualche anno fa. Ero seduto poco dietro di loro. Li ho poi reincontrati casualmente al cinema – non ti sorprendere, la città in cui vivo adesso è molto piccola, qualcuno la chiama addirittura un condominio, e ci si incontra di continuo; quello, poi, è l’unico cinema frequentabile.
Il lui di questa coppia ha un linguaggio del corpo uguale al tuo, è molto alto come te, con una fitta chioma grigia, quasi bianca, discretamente disordinata, lo sguardo è lo stesso, quasi ipnotico. Insomma, pare la persona che tu diventerai tra trenta o quarant’anni.
Se il lui di questa coppia è tuo padre, immagino che si sia trasferito nella mia nuova città per seguire tua nonna che potrebbe essere ricoverata nell’ospedale neurologico. Altrimenti è il caso o è la mia fantasia che corre troppo liberamente.
Ti confesso che sono confusa. Se tua nonna è ricoverata in città, rischiamo di incontrarci, per caso, senza volerlo, come nella canzone di Lucio Battisti: la città è veramente angusta anche se piacevole. Vorrei evitarlo. Aggiungo che non desidero in alcun modo incontrare i tuoi genitori che, immagino, non siano particolarmente amichevoli nei miei confronti.
Da un mese, non incontro più questa coppia di settantenni. Se ne sono andati via? Tua nonna è forse partita per i Campi Elisi? Se sì, potrei doverti porgere le mie più sentite condoglianze…, anche se, come immaginerai, non mi spiace neanche un po’ per te e forse neanche per lei – credo sia meglio andarsene che vegetare in una palude di ricordi appannati. O almeno, credo che sia così.
Vorrei scrivere una novella che parli di questi incontri tra la protagonista e i suoi ex suoceri, dei quali dovrei inventare i sentimenti e il comportamento, immaginando come gestire la separazione, burrascosa, tra la protagonista e il suo ex, che ora vivono in città diverse. Una storia di legami e non-legami, possibili e impossibili, probabili e improbabili. Questo, ben inteso, a condizione che la coppia che ho notato in città non sia quella che ti ha messo al mondo. Altrimenti, credo che rischierei di offenderti, cosa che non desidero, malgrado l’astio che ci unisce.
In assenza di una tua risposta, dedicherò il mio tempo libero a redigere questa storia – di legami e non-legami – durante l’inverno che arriva, inevitabile come un calendario, con le sue notti lunghe da passare e il tedio dei cieli bassi e grigi.
Sappiamo entrambi che la vita non è che una successione di metamorfosi, ognuna delle quali offre un futuro possibile che solitamente non ha il tempo di realizzarsi. Così è stato per noi e così è per tutti, e così sarà per sempre.
Salutandoti cordialmente, ti confesso che nulla è più dolce dei ricordi dei momenti passati con te, nulla è più doloroso dell’impossibilità di dimenticarli, e grande è il piacere – sicuramente reciproco – di non vederti e sentirti mai più. Carla
Buongiorno Carla, dimenticati mia nonna. Benedetto

