Amarga_navidad

Amarga Navidad

Ho pensato spesso a Le Mystère Picasso (lo trovate su Youtube), girato da Henri-Georges Clouzot nel 1955, guardando il nuovo film di Pedro Almodóvar. Il regista dei Il salario della paura e I diabolici metteva a nudo il processo creativo del pittore, filmando la progressione del suo lavoro grazie a un sistema allora innovativo di schermi trasparenti. Scopriamo come le tele di Picasso siano stratificate. A un disegno ne sovrapponeva un altro e poi un altro ancora con un processo associativo di concetti e immagini che non è azzardato definire psicanalitico.
In un modo simile il regista spagnolo si svela e rivela in Amarga Navidad (Amaro Natale) con una lunga, impietosa confessione, perché al centro del film c’è lui stesso, con i suoi dolori, i suoi dubbi, le sue crisi esistenziali. In realtà lo ha sempre fatto, ha sempre attinto alla sua vita e alle sue esperienze ma per anni quel percorso era stato in nome di una vitale ribellione, di un’allegria, magari a volte imbevuta di spleen, e messa in scena con una palette inconfondibile di colori diventati il suo marchio di fabbrica.
Arrivato a 76 anni, sulle spalle il peso di malattie e tristezze, continua a spogliarsi in pubblico, realizzando un film che è dolore allo stato puro, fatica, disillusione, paura. Anzi, panico e non a caso una delle protagoniste soffre di attacchi di panico raccontati con una precisione tale possibile solo per qualcuno che ne abbia dimestichezza.
Amarga Navidad si apre con la storia di Elsa, regista in passato di due film cult (“insuccessi che non hanno incassato nulla ma che a pochissimi piacciono tantissimo”) e poi rassegnatasi alla ben più remunerativa carriera pubblicitaria. Ha un compagno devoto e dolcissimo, un aitante pompiere che arrotonda lo stipendio facendo lo stripper. Lo guarda con tenerezza e superiorità, le piace ma non lo ama davvero, troppo presa da se stessa e dalle sue angosce. Al centro dei suoi pensieri ci sono il fallimento delle ambizioni professionali, il senso di colpa per non essere stata vicina alla madre nel momento della morte, il sostegno alle amiche in crisi profonda.
Scopriamo presto che Elsa è solo la protagonista della sceneggiatura che Raúl, trasparente proiezione di Almodóvar stesso, sta scrivendo. Anche Elsa si metterà al lavoro decisa dopo tanti anni a realizzare un nuovo film. In un gioco di specchi fra realtà e finzione, intrecciando le due vicende, avventurandosi su un rischioso ottovolante, Almodóvar cerca di tenere assieme le fila della sua costruzione, un territorio dove nessuno è felice e dove le vite vere finiscono prima o poi sulla carta e sullo schermo. Un mondo in cui distinguere fra invenzione e storia personale è molto complicato, anzi impossibile. Perché il processo di creazione artistica conserva la sua dose di mistero.
Ho pensato anche a un vecchio film dove Woody Allen veniva accusato dalla fidanzata di usarla come ispirazione e lui si difendeva rispondendole: ma camuffo!
Almodóvar non camuffa. Elabora, approfondisce, si interroga e con l’abilità di un direttore d’orchestra amalgama gli ingredienti, servito da attori devoti filmati, ed è una novità per lui, quasi sempre in lunghi primi piani, quasi alla Bergman. Con inquadrature bellissime: ognuna potrebbe diventare un poster.
Chi amava le storie spumeggianti come Donne sull’orlo di una crisi di nervi potrebbe restare deluso da questa svolta malinconica (e mai melodrammatica) di cui resta, del vecchio Almodóvar solo l’impianto scenico, la grazia registica e l’eleganza cromatica. In Amarga Navidad non ci sono battute e non si sorride, ma c’è in compenso tanta vita vera. Chi cerca la verità nel cinema lo amerà e si emozionerà.
Al Festival di Cannes, dove è stato presentato in concorso, ha ricevuto un caldissimo, lungo, affettuoso applauso.

Amarga Navidad – Regia di Pedro Almodóvar – con Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit e Quim Gutiérrez – Nelle sale dal 21 maggio

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