La brama di violenza è palpabile nei discorsi del Ministro della Guerra Pete Hegseth e nelle sue farneticazioni durante l’attacco al Venezuela e la “Epic Fury” sull’Iran. “Nessuno ci può fermare, nessuno ci può toccare. Letalità micidiale. L’America vince in modo devastante, senza quartiere, senza pietà”. Il Presidente: “Li riporteremo all’età della pietra. Un’intera civiltà morirà stanotte”. Ora il Pentagono sottoporrà i militari al test per la carenza di testosterone, con terapie che li rendano più macho, più muscolosi e aggressivi. Queste terapie ormonali mettono a rischio la salute (ipertrofia prostatica, infarto, ictus e tumori alla prostata), per non dir nulla dell’implicito insulto alle donne, che costituiscono il 18% delle Forze Armate.
L’ICE (polizia di controllo immigrazione) è stata trasformata in una brutale guardia pretoriana per “combattere il nemico interno”, cioè reprimere proteste, presidiare i seggi elettorali a novembre e intimidire i votanti. Dall’assedio di Minneapolis, gli omicidi impuniti dell’ICE sono aumentati (gli ultimi in Texas, in Maine e in Wisconsin), senza che gli agenti responsabili siano identificati e indagati. L’attuale amministrazione è convinta che solo la brutalità e la violenza piegheranno l’America al suo volere. Perché una così evidente psicopatia è stata votata dalla maggioranza degli elettori per ben due volte?
C’è un dottor Jekill e un mister Hyde nell’anima scissa degli americani. Lo scrittore inglese D. H. Lawrence sosteneva che “l’anima essenziale dell’America è dura, isolata, stoica e assassina”. Il mister Hyde di questa storia sanguinosa è la razza bianca arrivata a ondate sul continente per cinque secoli. Lo scrittore Viet Thanh Nguyen, premio Pulitzer, parla di “buco nero di crudeltà che è sempre esistito dall’inizio dell’impero americano”. (Zeteo, 3 luglio 2026)
L’originale Dichiarazione di Indipendenza americana, scritta da Thomas Jefferson (giugno 1776) comprendeva due clausole, derivate dal principio di uguaglianza: la completa abolizione della schiavitù e “le donne avranno uguali diritti degli uomini”. Jefferson possedeva schiavi, come pure George Washington e altri membri del Congresso. Quando i delegati si riunirono per approvare la bozza di Jefferson, il South Carolina e la Georgia chiesero la cancellazione delle due clausole dalla stesura finale della Dichiarazione. Questa rimozione segnò l’inizio di 250 anni di ipocrisia, in cui si finse che la schiavitù non fosse mai esistita, e che la tanto sbandierata eguaglianza fosse un diritto esclusivo degli uomini bianchi.
“Non avrei mai estratto la mia spada per la causa dell’America, se avessi immaginato che in tal modo stavo fondando una terra di schiavitù”. Generale Lafayette
Negli Stati sudisti, i difensori della schiavitù corressero il testo della Dichiarazione rimuovendo la frase “Tutti gli uomini sono creati uguali”, eliminando i “diritti naturali inalienabili” e dichiarando il “diritto alla proprietà di schiavi”. Quel che ritenevano valido della Dichiarazione era solo il diritto di rovesciare un governo dispotico, interpretato come diritto di secessione. Nel 1860 il South Carolina per primo si separò dall’Unione, dando il via a quattro anni di Guerra Civile, con 700.000 soldati uccisi, il 10% della popolazione maschile di allora.
Nel 250° anniversario dell’Indipendenza, nessuno può insegnare a scuola la vera storia dell’America, nessun museo può esporre opere d’arte sulla schiavitù o sul genocidio dei Nativi, senza incorrere nell’ira dei Repubblicani, rischiare il taglio dei finanziamenti federali e il licenziamento. Si vogliono nascondere le pagine ignobili della storia americana perché i suprematisti bianchi sono presenti in gran numero nel movimento MAGA e al governo. Allo stesso modo si censurano i documenti di Epstein perché i pedofili sono sempre attivi, potenti e impuniti (e le donne e le bambine non hanno diritti). Tutta questa violenza ha origine in 500 anni di soprusi e massacri, quelli che nessun studente deve imparare a scuola.
La scoperta di Cristoforo Colombo (1492) diede inizio agli eccidi e alle rapine spagnole nel continente americano. Dall’approdo dei Padri Pellegrini inglesi sulle coste del Massachusetts a bordo della nave “Mayflower” (1620), si sviluppò una dicotomia inconciliabile: pensiero Puritano contro pensiero Nativo, che sfociò nelle guerre indiane, definite dal pastore Cotton Mather “una fase della continua guerra tra Satana e Cristo”. Era una contrapposizione razziale, aggravata dalla tratta di schiavi neri dall’Africa.
“Gli indiani sono tranquilli, pacifici, di buon aspetto e fisico eccellente, vigili e intelligenti. Vivono in completa uguaglianza, non esercitano alcuna autorità né pretendono obbedienza”. Perez de Villagra (1610).
Per gli Indiani non esisteva nobiltà ereditaria, i loro capi venivano eletti. La libertà personale degli Indiani era così forte che influenzò i coloni bianchi. La Dichiarazione d’Indipendenza era basata sulle idee dell’illuminismo europeo, ma i Seneca e la Confederazione Irochese (tribù alleate dei Grandi Laghi e dello Stato di New York) influenzarono la creazione di un sistema federale americano. Benjamin Franklin studiò la costituzione irochese, che fornì il modello di più Stati indipendenti uniti sotto un unico governo federale. Eppure i Nativi americani ebbero diritto di voto solo dal 1948, cioè dopo che molti di loro combatterono e morirono per gli USA nella seconda guerra mondiale.
La cultura nativa dava valore agli impulsi naturali, quella europea era incentrata sulla repressione degli istinti e sulla sottomissione alle autorità. Gli Indiani rispettavano la Madre Terra e i “fratelli” animali al punto da non far distinzioni, se non tra creature con due gambe o con quattro. Per i Puritani era giusto distruggere la natura selvaggia ed era proibito venerare il mondo, territorio del demonio, di cui gli Indiani erano lo strumento.
La vera cultura americana è quella dei Nativi. La cultura violenta che si è imposta in seguito alle conquiste e all’immigrazione in massa dall’Europa è impropriamente denunciata come “americana”, ma era del tutto estranea alle culture native, e fu per gli Indiani un trauma di proporzioni apocalittiche.
Mentre in Europa tutti gli uomini erano soggetti ad autorità dispotiche e monarchie assolute, in America i “conquistadores” spagnoli volevano diventare dittatori in una terra vergine, serviti e riveriti da selvaggi indigeni e schiavi africani. Una lussuria oscena di violare tutte le leggi morali, per trovare l’oro e fondare imperi con la forza delle spade. I Puritani inglesi, invece, volevano coltivare la terra e pregare, secondo un intransigente sistema religioso che vietava ozio e divertimenti. La differenza fra Nord e Sud degli Stati Uniti si può far risalire a queste due forze conquistatrici: quella fanatica puritana inglese e quella sanguinaria e parassita spagnola.
I primi Padri Pellegrini non erano interessati a scoprire l’oro. Preferivano la dura fatica dei campi, la vita stabile dell’agricoltore laborioso, non quella del cacciatore, e temevano che il commercio coi nativi li corrompesse. Gli Indiani non concepivano la proprietà esclusiva delle mogli. Le donne indiane erano libere rispetto a quelle puritane, che non avevano diritti e, se accusate di stregoneria, venivano condannate al rogo. Per i Puritani, causa di tentazione e peccato era Eva, e gli Indiani sessualmente liberi. Questa vena puritana anti-donna è tutt’ora presente in USA nella destra nazionalista cristiana, che vuol togliere il voto alle donne e sottometterle alla supremazia maschile.
Nei paesi latino-americani, dove i conquistadores spagnoli ebbero pesante mano libera e dove importarono l’Inquisizione e i suoi roghi, il machismo è tutt’ora imperante.
Gli immigrati europei che seguirono la prima ondata di Puritani inglesi non erano così osservanti della religione e rispettosi della morale. Lo storico Richard Slotkin, autore di “Regeneration Through Violence” (1973) descrive i “furfanti, gli avventurieri, gli speculatori terrieri, i cacciatori di indiani, i mercanti, i missionari, i predatori che uccisero, i colonizzatori che vennero dopo, per occupare con violenza le terre degli Indiani” deportati e massacrati. Il poeta moderno Robert Frost commenta: “Ci siamo impossessati della terra prima che la terra ci possedesse”.
Hannah Arendt racconta nelle “Origini del Totalitarismo” come l’imperialismo tedesco in Africa creò per la prima volta campi di concentramento per gli africani, basati sulle credenze della supremazia bianca, e sperimentò strumenti di tortura, disumanizzazione e morte. Questa esperienza di atrocità senza alcun limite e controllo ispirò le tecniche naziste dell’Olocausto in Europa. Allo stesso modo, il Far West, la Frontiera dei fuorilegge, permise agli immigrati europei di commettere atrocità e tentare il genocidio delle popolazioni indigene lontano dagli occhi delle città civili, in territori senza il controllo del sistema giudiziario.
Quest’anima razzista e sterminatrice, che ha scatenato due guerre mondiali, oggi riaffiora in America e rifiuta il controllo di giudici e tribunali. L’amministrazione Trump deve molto all’eredità tedesca delle guerre razziali di conquista e sterminio, alla religione oppressiva delle donne portata in America da inglesi e spagnoli. Quando condanniamo gli americani senza distinguo, in realtà dovremmo condannare i suprematisti bianchi, che hanno sempre considerato sacrificabili i Nativi, le minoranze di colore e le donne.


Viviamo un’epoca drammatica, che si lascerà dietro una lunghissima scia di sangue e degrado.
Complimenti per questa bellissima riflessione che condivido in pieno.
Ho sempre pensato che i suprematisti bianchi si sono macchiati anche di genocidio nei confronti dei nativi. Abbiamo tanto di cui vergognarci “noi bianchi occidentali”!
Le radici violente, storiche, che si sono insediate nella cultura degli USA, in questi tempi esasperati dalla cultura MAGA e dal Trumpismo dominante: un problema non solo americano ma globale che si riverbera giustificando tanti altri dispotismi e violenze autoctone in tutto il mondo. E’ un mondo difficile, complesso e complicato, dominato da gruppi di potere diversi che non gestiscono i fenomeni generali, ma li sfruttano a i loro fini e vantaggi, accomunati dalla brama di potere e denaro.
Grazie per questa analisi critica. Ho scoperto tra l’altro della importanza della costituzione irochese. Pensare al genocidio dei nativi americani (e non solo questo genocidio ovviamemte) mi fa riflettere su quanta ingiustizia crudele esista e imperi in questo mondo. Altro che “evoluzione umana”.