Amico caro

Sono stata dal mio amico Gianni, all’Rsa. Nella stanza in penombra i suoi occhi scuri vagano e a tratti si Fermano. Penso a tutta la vita che è passata su di noi. Dalla seconda elementare ad oggi. Allora, qualche volta, mi venivi a trovare a casa, timido e un po’ impacciato e, d’estate, ci sedevamo sull’amaca del giardino, in mezzo ai pini e ai lecci, a parlare. E poi i nostri vent’anni di musica , silenzi e pensieri confusi. E dopo ancora, i figli, i giochi, le passeggiate, le escursioni in montagna, al mare sulla barca, il cinema e la pizza. Ora siamo qui. Lui mi guarda, ma non so se mi “vede”. Non un gesto, un sorriso, una smorfia, un’espressione qualsiasi. Io lo guardo, gli sorrido, gli carezzo un braccio. Lo chiamo. Provo a parlargli. Gli racconto delle cose fatte insieme, tanto tempo fa. Ti ricordi, Gianni?
Il tuo mondo di ora è sconosciuto, a nessuno è consentito l’accesso, la soglia è invalicabile.
Si è fatto tardi. È l’ora di andare.

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