Anche gli eroi fanno la spesa

(Attenzione: se non avete visto la puntata finale di Stranger Things non andate oltre.)

Trovo che il finale di questa serie sia esattamente quello che sarebbe dovuto essere, fin dall’inizio.
In un gioco di ruolo qual è la vita, in cui non è insolito essere costretti a combattere mostri speciali che ci assalgono, depressione, malattia, incidenti, lutti, abbandoni, e morire – al fine della storia non è poi nemmeno così importante “morisse” qualcuno – la vera difficoltà è vivere ogni giorno affrontando la normalità.
Non a caso alla fine dei crediti si chiude il “book” di Stranger Things come una versione più viva di Dungeons & Dragons.
Crescere non è, o non è soltanto, battere Vecna – sei le tue paure – crescere è scegliere cosa fare di se stessi dopo che Vecna è morto; dopo che Vecna si è ritirato nella caverna più lontana del destino che attende: crescere è decidere cosa fare di sé nella normalità e nella noia.
Cosa fare quando il giorno in cui si è stati eroi e “ci si è baciati ai piedi del muro” finisce; quando comincia la necessità di gestire la propria vita adulta.
La magia (Undici) è un sogno. Undi è morta? Decidete voi. La magia non se ne è andata per sempre ma è custodita in un luogo in cui ci sono tre cascate, e il male e i cattivi non possono arrivare, dove non può arrivare nemmeno la noia, che però fa parte dei nostri giorni.
L’importante è “credere”: non dimenticare l’incanto dei giorni in cui si è stati bambini, dopo aver riposto il proprio book di gioco, e tramandare la magia, saperla riconoscere nei più piccoli. Proteggerla, alimentarla con amore, da genitori, da insegnanti.
Per tenere Vecna lontano.
Per questo Stranger Things non è la storia di una crescita traumatica, o non è solo questo; per questo non servono morti o presagi oscuri che non abbandonano nemmeno dopo il presunto lieto fine, come conosciamo in uno dei topoi più solidi dell’orrore.
Stranger Things è la storia della noia dopo la battaglia e durante la vita, di come apprendere a essere eroi ogni giorno anche dopo il crollo di quel muro sotto cui ci eravamo baciati con ardore, quando ci siamo ritrovati a fare la spesa al supermercato e a crescere i figli.
In rete in queste ore è pieno di giovani e meno giovani ansiosi o irritati perché “Undici è morta o no?” Cos’è la vita altro che non essere accontentati, o esserlo raramente con risposte nette?

 

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