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Angeli e demoni

GIOVANNA NUVOLETTI
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Fino a poco tempo fa Facebook era il babau dei media classici.
Sentina di ogni vizio, ritrovo di subdoli violentatori e aperti inneggiatori al male. Di spellatori di cani vivi e assassini di vecchiette. Di deficienti bimbiminkia, di estremisti e di truffatori. Tant’è che in certi ambienti appena accennavi a un “io sono su fb”, venivi guardata con orrore. Polla, disoccupata, sfigata, perditempo, narcisista…. leggevi queste definizioni scorrere nella testa dell’interlocutore medio. L’unica salvezza alla esclusione sociale era specificare: “ma ho una privacy altissima, e solo 32 contatti”.
Adesso invece se, spolverandoti le unghie, lasci cadere un “io sono su Twitter”, sei ammirata di colpo. Ooooooh! Tu, autentica rappresentante del “popolo del web”, ultramoderna, a contatto dei vip, al centro di ogni comunicazione che conti. Tu, per quanto praticamente centenaria, diventi una giovane ad honorem.
“Cara, ma come ci si va? Mi spieghi come funziona? E quanti follower hai?
Cosa pensi della posizione antiTwitter di Michele Serra?”
Essendo persona dedita alla sintesi estrema, glielo definisci in 140 secche battute. E te ne torni al desk. Solo lì ti capiscono.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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