Apparenze

Una dozzina di ostriche piatte per mia moglie, cozze con patatine fritte per me, e una bottiglia di sidro secco: ultima cena della nostra vacanza in un ristorante un po’ troppo turistico.
Una coppia si accomoda al tavolo vicino. È una coppia asimmetrica, lui meno di trenta e lei sicuramente oltre i cinquant’anni. Inglesi o americani o, forse, australiani: difficile capirlo, perché le loro parole si perdono nel brusio dal quale si leva, sovente, qualche urlo degno d’un pavone.
Côte de bœuf – 300 grammi, scrive il menù – per lui e insalata per lei. Eleganti, jeans neri e camicia di lino bianca dal collo coreano lui e tailleur leggero a fiori arancioni lei. Nessuno dei due mangia di gusto. Dopo un paio di bocconi ingordi, lui appoggia le posate, e lei si limita a sfiorare con lo sguardo la sua insalata mista.
Lui è alto, le sue scarpe occupano buona parte del pavimento sotto il tavolo, i piedi di lei, in scarpette bianche da tennis, sono rannicchiati sotto la sedia. I due parlano a bassa voce, coperta dal chiasso dei turisti. Sorseggiano la loro acqua minerale in una sera fresca, quasi fredda per fine luglio.
Incuriosito, non riesco a distinguere le loro parole. Lo sguardo di mia moglie mi rimprovera; sembra dire: fatti i fatti tuoi, non come tua mamma che spiava i vicini col binocolo. In effetti, è vero, mia mamma lo ha fatto per decenni, ma io no, non sono così curioso, è solo che i nostri vicini al ristorante sono decisamente interessanti.
Le loro mani, posate sul tavolo, non si toccano e sembra che non si cerchino o, per lo meno, che non osino farlo. I loro sguardi si fissano e i loro corpi paiono imitarsi, sono lo specchio l’uno dell’altro. Paiono reciprocamente ipnotizzati.
Rare sono le coppie così asimmetriche, con lei decisamente più anziana di lui. Forse per questo motivo, queste coppie suscitano una curiosità morbosa, come quella di Macron, il presidente francese. Più comuni sono le coppie con il lui anziano. Chissà perché.
C’è tensione tra i nostri due vicini. Non si guardano di certo come due diciottenni, adulti all’anagrafe ma non nel cuore, che si stupiscono di amare ed essere amati, bevendosi lo sguardo dell’altro, indifferenti agli sguardi del mondo. No, questi due sanno di essere uno spettacolo e, pur se imbarazzati, non si stupiscono di essere osservati. Sanno di cenare su un tavolino che pare un affascinante francobollo da collezione.
La tensione tra i due è densa come una nebbia fitta. Comunicano poco più che a monosillabi e, più che parole, scrutano i loro sguardi in silenzio, decifrando una musica che capiscono solo loro. Nella mesta scenografia del ristorante turistico, con camerieri e cameriere indaffarati e indifferenti, pare che sia solo il loro dolore a tenerli in vita, come se volessero solo vedere come va a finire.
Ad un tratto, lui si macchia il petto di lino bianco con uno schizzo di sangue della côte de bœuf e lo sguardo di lei sembra un tovagliolino per smacchiarlo. Per un istante, l’indice destro di lei sfiora il palmo sinistro di lui, che pare esangue.
Mia moglie ha finito le sue ostriche e io sono a buon punto con le mie cozze – salsa roquefort. Mia moglie, va alla toilette per lavarsi le mani – la salviettina umida offerta dal ristorante basta a malapena per l’indice e il pollice – e la signora di una certa età, si alza per pagare il conto alla cassa.
Sono sazio, non posso finire le mie cozze e guardo di sottecchi il mio vicino che pare molto triste. Mi chiedo: si è innamorato di una persona anziana che lo ha appena lasciato? Il profumo di roquefort si mescola a quello delle piantine di rosmarino che separano i tavoli. Il giovanotto non sembra trovare la forza per alzarsi. I suoi occhi grigi sono umidi, quasi bagnati. A guardarlo, sembra che gli stia per scoppiare un temporale in tasca, che il cielo debba piangere per mesi, abbattendo tutti gli aquiloni e scolorando tutti gli arcobaleni. Sembra che il castigo di Dio stia arrivando su di lui, ineluttabile e gelido come una tormenta.
Mentre sfoglio il menù per vedere se un dessert può sedurmi, torna mia moglie. “Sono passata vicino alla cassa e sai chi sono quei due?” mi chiede. “Sono madre e figlio, lei recentemente vedova e lui, altrettanto recentemente, orfano. Sono clienti abituali”.
Ho sbagliato tutto.

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