Per le feste di fine anno, si sa, diventiamo tutti più buoni; o almeno siamo indotti a fingerlo, magari credendoci un po’.
Il Natale, fra il Presepe e l’Albero, è il giorno ideale; ma la benevolenza augurale si prolunga fino al Capodanno e giunge a toccare l’Epifania, anche se con un po’ di tristezza visto che “tutte le feste si porta via”. In quel paio di settimane, tutti distribuiamo a piene mani “AUGURI”; non li riserviamo agli intimi, alle persone che amiamo, ma li offriamo a tutti, da tutti li riceviamo con un sorriso.
Ieri sera, durante il servizio del telegiornale sulla conclusione dei lavori parlamentari con l’approvazione in extremis della “finanziaria” o “legge di bilancio” che dir si voglia, mi è venuto in mente di inviare un augurio di fine anno al Parlamento, un luogo che ho frequentato, rispettato e – lo confesso – anche amato; nei momenti alti del confronto di idee e di posizioni e anche per l’autentica passione che animava gli scontri più aspri e divisivi.
Il mio augurio al Parlamento è che non debba più subire l’offensivo sberleffo di essere usato dai suoi onorevoli componenti come palcoscenico per lucrare qualche secondo di visibilità televisiva, cosa che avviene con frequenza crescente.
Le biblioteche sono piene di ponderosi e coltissimi volumi sugli effetti che la comunicazione proietta inevitabilmente anche sulla vita delle istituzioni democratiche. Ma per ridurre il Parlamento a teatro di posa è necessario il contributo attivo degli onorevoli, i quali per qualche minuto, devono trasformarsi in manifestanti di piazza, inalberando bandiere, cartelli, fino all’estremo del famoso “cappio” leghista. Chissà che in una prossima occasione, qualcuno non tragga da sotto il seggio un kalashnikov, da sventolare in faccia ai colleghi per protestare contro il riarmo.
Questo mio augurio al Parlamento si estende – è chiaro – a tutti: deputati e senatori, peones o leader che siano “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali – art 3 della Costituzione). Non credo, infatti, che i protagonisti delle sceneggiate siano contenti di trasformarsi in uomini/donne sandwich per il godimento non tanto dei loro distratti seguaci quanto dei fotografi e dei cameramen.
Il sacrificio deve essere massimo per coloro che ricoprono incarichi di alta responsabilità e aspirano a ulteriori, più prestigiosi traguardi. Riuscite a immaginare Enrico Berlinguer o Aldo Moro (per citare solo le personalità i cui ritratti sono più diffusi nei circoli del Partito Democratico) che innalzano e sventolano un qualunque signacolo nell’Aula di Montecitorio?
Auguri, auguri sinceri a tutti/e.

La segretaria del PD con colleghi deputati in Aula
Parlamentari Sceneggiate Serietà

Prendiamola con ironia… altrimenti ci deprimiamo a fine anno e pure per l’anno nuovo.
Auguri!
Grazie con tutto il mio cuore..per questo pensiero che richiama tutti a maggiore responsabilità .. i nostri ragazzi non sanno ii che farsene di queste sceneggiate ❤️
♥️
Auguri anche a te!
Caro Claudio, finché lo fanno gli altri… amen. A me dà enorme fastidio che certe scene le pongano in essere quelli che “non abbiamo visto arrivare”. I quali, se facessero un altro passettino e cambiassero nome al partito, darebbero il loro contributo verso l’ecologia della politica.