Lí per lì non fui colpito.
Nel caos controllato che contraddistingue la mia bella cucina verde salvia con inserti color senape, la lunga (25 cm?) striscia di carta bianca, posata di traverso tra il lavello e la parte più frequentata del piano di lavoro (grigio, raffinatissimo) in effetti spiccava. Ma non più di tanto, al disordine ero abituato. Magari uno scontrino king size del supermercato finito lì chissà come.
Ma pochi secondi dopo fu chiaro che invece era lei: la ricevuta postale che avevo perso di vista due mesi fa. O meglio, quegli avvisi, per capirci, che i postini lasciano nella cassetta quando non hanno potuto consegnare una raccomandata. In genere arricciolati a causa della loro inutile lunghezza, terrificanti in quanto al 99% segnale di multa da ritirare all’ufficio postale e poi, ahimè, pagare.
Quella però era una striscia di carta bella liscia, nello splendore della sua lunghezza, immacolata, come fosse uscita ieri dalla cassetta, scevra da macchie o lordure tipiche di una cucina sia pur verde salvia.
E dieci minuti prima non c’era, lo giuro. Mi ero fatto un panino, come sana merenda pomeridiana, e non c’era. Lo giuro.
Perché ora rifulgeva lì, sul raffinatissimo piano di lavoro grigio, invece di essere in un cassetto, persa, confusa tra scartoffie risalenti agli anni del Covid o peggio?
Esamino con calma tutte le possibilità. Nessuno è entrato in casa tranne me, da vari giorni. La fantesca è venuta venerdì e oggi è martedì.
La sera comunico per telefono la cosa a mio figlio, che vive con la madre: é preoccupato. Snocciola le solite possibili soluzioni, cassate in poche battute dai fatti concreti. Accenna al mio possibile Alzheimer, ma senza infierire. Ipotizza un intrusione dall’esterno (lasci sempre le finestre aperte!) ma si arrende all’evidenza di un movente irrealistico: scalare il muro attaccati a una grondaia solo per spostare in cucina una ricevuta? Alla fine si ride, immaginando che un barbone viva nel soppalco sopra il bagno, scendendo furtivamente solo per le necessità primarie e magari fare qualche scherzo. Il pane non è tutto, in fondo.
Vado il giorno dopo all’ufficio postale, a ritirare il collo in giacenza. Ovviamente non ci sarà più, due mesi e passa dopo. Ma ormai la curiosità è cresciuta, tra gli informati del fatto: sarà una multa o un lettera anonima? Un grosso pacco insanguinato con dentro la classica testa di cavallo?
Niente.
Non solo non c’è più, ma non è reperibile da nessuna parte. Bisogna che il mittente me lo rimandi una seconda volta, cosa ormai improbabile. Il mistero dell’avviso resterà tale, per sempre.
P. S. : volevo fargli una foto, per illustrare questo racconto.
Ci credereste? È sparito.


Hai descritto benissimo la battaglia che c’è dietro ogni avviso, quel cedolino ma letto ha vita propria, forse è la personificazione del male, ecco perché lo perdiamo sempre.
🧡🩵
Ottima interpretazione